«Gli agenti non si toccano Contro questo governo in piazza tutti i giorni»

«Sarebbe da scendere in piazza tutti i giorni contro questo governo, ma i poliziotti no, non si toccano». Mario Pozza, presidente di Confartigianato Treviso, uno dei maggiori mandamenti d'Italia, non è nuovo alle manifestazioni. Organizzò cortei contro la finanziaria di Prodi e gli studi di settore. È pronto a inscenarne altri. «Ma i nostri sono assolutamente pacifici».
Lei condivide le proteste di piazza?
«Gli studenti avranno le loro ragioni, noi abbiamo lo spesometro, il redditometro, i movimenti bancari da comunicare alle Finanze, un fisco da Paese di polizia tributaria. E poi vediamo i signori Marzotto che portano all'estero milioni di euro. Loro con fior di commercialisti e avvocati patteggeranno e pagheranno una pipa di tabacco, mentre noi piccoli siamo vessati».
Quando avete manifestato sono successi disordini?
«Assolutamente nulla. La nostra è stata una protesta civile, come dovrebbe succedere in un Paese normale. Ma in Italia il più delinquente è il più premiato».
Siete solidali con i poliziotti picchiati negli scontri?
«Ma certo, sono poveri diavoli, devono forse prendersi randellate e sanpietrini e stare immobili?».
Che cosa pensa della sottoscrizione lanciata dal Giornale?
«È un'iniziativa giusta. Daremo una mano anche noi per sostenere questi lavoratori sottopagati che rischiano la vita. Contribuiremo con almeno 500 euro».
Eppure non rinuncereste a tornare in piazza.
«Dopo il Cinque stelle dovrebbe nascere il movimento Cinque bastoni».
Ma non era contrario ai teppisti?
«Bastonate metaforiche a governo e Parlamento. Hanno appena salvato il vitalizio dei consiglieri regionali dopo avere costretto noi ad andare in pensione a 67 anni. Il vitalizio non è nemmeno tassato, a differenza delle pensioni normali. Se anziché quei quattro delinquenti si muovesse chi lavora, è da prendere paura».
Ma chi lavora non scende in piazza: deve tenersi stretto il posto.
«Non c'è tempo di protestare in questo momento, ma il limite della pazienza è vicino».
Non avrebbe timore delle infiltrazioni di teppisti che strumentalizzano le vostre rivendicazioni?
«I professionisti del caos ci sono sempre per alimentare la tensione sociale. Tuttavia qualche rischio siamo disposti a correrlo, bisogna dare un segnale per dimostrare il nostro disagio e la nostra apprensione. In questi giorni molti nostri associati vanno in banca a chiedere un aiuto per pagare le tasse».
Un mutuo per Equitalia?
«Quando non ci sono soldi si arriva a questo. I nostri consorzi fidi ormai danno credito per le spese quotidiane, stipendi, contributi, materie prime e tasse. Nessuno spende per investire».
Il redditometro sarà un'altra batosta?
«Dalle prime indicazioni mi pare che uno dovrà stare attento a come respira. Dove li trovo i soldi se il lavoro è calato? L'ho detto a Befera quand'è venuto a Treviso: se continuate così le nostre zone industriali e artigianali saranno dei cimiteri, e i cimiteri non pagano le tasse, al massimo possiamo tassare fiori e lumini».
Che cosa direbbe al governo in una manifestazione di piazza?
«Ci hanno riempito di sacrifici per niente, penso al debito pubblico che continua a crescere. La legge Fornero ha limitato i voucher, uno degli strumenti per combattere il lavoro nero, e in Veneto il lavoro a chiamata è crollato del 20 per cento».

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