«Chi ha poco studiato vota Meloni, Salvini, Trump, Vannacci»: a Bonaccini è uscita dal cuore quest’affermazione. Poi ha precisato, naturalmente, il suo profondo pensiero, ma come si dice dalle mie parti «il tacon xe peso del sbrego». C’era poco da precisare perché i comunisti - ex e non ex - del popolo non gliene è mai fregato niente, anche quando cantavano «avanti popolo alla riscossa». D’altra parte il disprezzo verso il popolo ignorante era una particolarità di fabbrica del bolscevismo: un’élite politica culturale che col sangue si era impadronita della Russia nel nome del popolo che riteneva così ignorante da doverlo guidare perfino nella scelta di chi sposare, come scriveva Lenin alla sua amica Clara Zetkin. E famosa è la frase di Lenin in cui diceva che il comunismo sarà realizzato quando anche una cuoca potrà diventare presidente della Repubblica dei Soviet. Siccome questo non sarebbe mai potuto accadere, Lenin e compagni si tenevano ben stretto il potere, assassinando gli oppositori sempre in nome del popolo di cui continuavano a fregarsene. Tanto, il popolo da quelle parti non votava. Ma adesso, dalle nostre parti il popolo vota e bisogna tenerne conto. Allora i leader comunisti si sono inventati una propria immagine da propagandare, quella delle persone irreprensibili moralmente e ineccepibili culturalmente. E credono di essere proprio così: per un po’ sono riusciti a imbrogliare il popolo che li votava promettendo, prima le rivoluzioni, poi straordinarie riforme, infine le baby pensioni. Da tempo i comunisti sono rimasti senza popolo ma hanno sempre il ditino alzato per giudicare e dirti quanto sei ignorante perché non li voti; a loro, ridotti a rastrellare consensi nelle Ztl, non dà pace il vedere che questo popolo di pezzenti ha voltato loro le spalle, sentendosi rappresentato dalla destra. D’accordo, Bonaccini, a destra vota il popolo che non ha la sua cultura e i suoi soldi, però non è fesso.

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