Sul palco di Fenix, la festa di Gioventù Nazionale a Roma, Ignazio La Russa (foto) incrocia il ricordo e l’attualità nel segno del coraggio, filo conduttore della giornata. Un tema ripreso anche nel confronto tra Franco Cardini e Giampiero Mughini sulla «storia proibita» dell’anticomunismo. Il Presidente del Senato si concentra innanzitutto sula morte di Alfredo Mantica, figura storica del Msi e di An, amico e compagno di una vita di battaglie politiche.
Poi sollecitato da Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it, La Russa rivendica il coraggio dell’identità. A partire dalla scelta del centrodestra di rifiutare l’alleanza con Roberto Vannacci: «Su Vannacci c’è anche un problema etico. Potremmo dare torto a Salvini se ci dicesse: guardate che chi ha tradito una volta può tradire di nuovo? Se fossimo come la sinistra con questi sondaggi avremmo già baciato in bocca Vannacci, ma grazie a Dio siamo una cosa diversa».
Sul tema della legge elettorale, la seconda carica dello Stato difende il premio di governabilità e il ruolo dei partiti: «La Corte Costituzionale ha sancito che il premio è lecito al 40%, noi lo abbiamo fissato al 42%. Evita il pareggio e chi vince non prende tutto». Non manca una stoccata su Report: «Il metodo di Report è quello di prendere tesi, fare finta che tutte le cose che gli vengono in mente siano vere e non controllare quando basterebbe un bambino di terza media a capire che sono fandonie. Per il resto possono tenerlo lì, che mi frega». Spazio infine alla questione israelo-palestinese: «Alla soluzione due popoli due Stati siamo favorevoli da molto prima che se ne accorgesse la sinistra. Tutti mi chiedono degli eccessi di Israele e di una reazione che sì trovo esagerata, ma nessuno si ricorda del 7 ottobre». Infine uno sguardo a Milano in vista delle amministrative, una città «dove il Centro ormai è appannaggio dei radical-chic e dove la piccola e media borghesia è stata espulsa dalle zone centrali».
