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"Amati gelataio? Spero faccia meglio che da politico"

Auguri di Angelucci all’ex assessore

"Amati gelataio? Spero faccia meglio che da politico"
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È stato ai vertici dell'amministrazione pugliese e ha tenuto per anni un ruolo di primo piano nella vita politica, ora per Fabiano Amati (nella foto) è venuta l'ora di cambiare e di tornare alle radici di una tradizione familiare. L'avvocato ed ex assessore al Bilancio ha da poco aperto una gelateria nel cuore di Fasano (Brindisi). Sembra un ritiro dalla politica attiva, ma lo stesso Amati rifiuta questa narrazione e nel corso di un'intervista all'edizione barese de La Repubblica spiega: «Nessuno mette mai da parte la politica attiva. È un'arte che si può fare anche senza avere incarichi». E l'ex assessore e consigliere dem è pronto a fare politica anche da dietro il bancone di una gelateria. Tra gli auguri arrivati per la nuova avventura imprenditoriale, Amati ha ricevuto pure quelli velati di sarcasmo del nostro editore Giampaolo Angelucci, imprenditore nel ramo della Sanità. «A lui rivolgo i più sinceri auguri - recita la lettera di Angelucci -, che possa finalmente aver trovato al sua vera strada, possibilmente lastricata di creme, sorbetti, delizie e gustosa felicità». Tra le righe, l'augurio diventa una sottile polemica sul lavoro svolto come assessore regionale. «Ci auguriamo - prosegue - che Amati abbia il massimo successo in questa nuova impresa. Ma con altrettanta franchezza, speriamo che non applichi alla gelateria lo stesso metodo con cui ha amministrato la macchina regionale». E prende a testimone lo stesso governatore Decaro che, sottolinea Angelucci, «ha dovuto presentare un piano per sanare il disequilibrio della nostra sanità, annunciando una manovra che comporta aumenti dell'addizionale Irpef. Amati oggi può anche sostenere di non aver gestito direttamente i conti della Sanità ma quelli del Bilancio.

È una distinzione suggestiva, quasi da alta pasticceria». «Il Bilancio però - conclude Angelucci - è il luogo in cui si tengono insieme entrate, uscite e priorità. Chi lo gestisce non può poi scoprire che la sanità costa, sfora e lascia il conto ai pugliesi».

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