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C'è chi sceglie il male e non è affatto follia

Ormai in Occidente esiste una pericolosa tendenza a psichiatrizzare il Male. Ogni attentatore diventa automaticamente un povero disturbato, un fragile, uno smarrito

C'è chi sceglie il male e non è affatto follia
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Gentile Direttore Feltri, pare che il giudice abbia riconosciuto la lucidità dell'attentatore di Modena. Eppure in televisione continuiamo a sentire parlare di confusione mentale, di disturbi psichiatrici, di vuoti di memoria. C'è chi sostiene addirittura che bisogna credere alle sue parole perché sarebbe malato. Ma allora dove sta la verità? Possibile che ogni volta si debba trasformare un attentatore in uno squilibrato incapace di intendere e di volere?

Gianluca Rossi

Caro Gianluca, non occorre essere psichiatri, criminologi o premi Nobel per comprendere ciò che appare evidente persino applicando il semplice buonsenso. Quest’uomo ha agito con lucidità. E il gip, stavolta, ha avuto il coraggio di dirlo senza nascondersi dietro il solito teatrino del “disagio mentale”. Perché, vedi, il punto è semplice. Un soggetto confuso non prende un coltello, non sale in automobile, non percorre decine di chilometri e non sceglie accuratamente il luogo più affollato possibile, il giorno di maggiore presenza di persone, nell’orario in cui famiglie, anziani, ragazzi e bambini passeggiano tranquilli. Questo non è caos mentale. Questa è pianificazione. E non è finita qui. Perché, secondo gli atti, egli avrebbe guidato deliberatamente a zig zag per travolgere il maggior numero possibile di persone. Anche questo richiede lucidità: individuare bersagli, sterzare, puntare verso la folla, cercare di massimizzare il danno. Dovremmo davvero credere che tutto ciò sia il frutto di uno stato confusionale? Siamo seri.

Ormai in Occidente esiste una pericolosa tendenza a psichiatrizzare il Male. Ogni attentatore diventa automaticamente un povero disturbato, un fragile, uno smarrito. È una narrazione rassicurante, perché ci evita di guardare in faccia la realtà: esistono individui che agiscono con piena consapevolezza, mossi dall’odio, dal fanatismo o dal desiderio di uccidere. La follia è diventata il grande alibi del nostro tempo. Serve a deresponsabilizzare il carnefice e a tranquillizzare una società che non vuole ammettere di avere un problema enorme davanti agli occhi.

Ma qui non siamo davanti a un uomo incapace di comprendere ciò che faceva.

Siamo davanti a un soggetto che ha organizzato, scelto, guidato e colpito. E se continuiamo a chiamare tutto questo “disagio”, finiremo col perdere anche il senso stesso della realtà.

Sia fatta giustizia. Senza alibi. Senza attenuanti. Senza scuse.

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