Il carovita ha un prezzo ma anche Askatasuna non scherza. Soltanto la manifestazione del 31 gennaio è costata ai torinesi quasi 300mila euro di danni. Tra questi, i paladini della «lotta sociale», hanno pensato bene di arrecarne 3mila ad «Area Ets», associazione che si occupa di disabili. La responsabile di quella realtà, quando è stata sentita dagli inquirenti, ha raccontato che, a causa dei danni provocati dagli autonomi, «siamo ancora impossibilitati a svolgere molte delle normali attività con i bambini dell’associazione». Questa è «Aska», che fomenta la guerriglia urbana, definendo il governo Meloni il «nemico dei poveri». Oggi il centro sociale torinese sarà di nuovo in piazza contro «carovita, riarmo, precariato, tagli a educazione e sanità, inflazione e crisi climatica».
Le carte della Procura, però, sono piene di episodi in cui «Aska», più che combattere il carovita, ha alimentato difficoltà e spese dei cittadini. Una lavoratrice dell’Md
Discount di Corso Margherita ha testimoniato che «un gruppo di manifestanti era riuscito a forzare e aprire il portone carraio...molti di loro si sono cominciati a travisare e hanno asportato le pedane...cassette in plastica, trolley spesa e carrelli spesa...tutto il materiale veniva portato all’esterno sul corso, accatastato e successivamente dato alle fiamme». Appiccare un incendio con i beni di un supermercato è un modo surreale di combattere il «carovita». Ma l’elenco degli esercizi presi di mira dagli antagonisti è lungo: il Tigotà, con tanto di crisi di panico di una commessa, l’Hotel dei Pittori, un bar, una barberia, una filiale bancaria ma anche una farmacia che lamenta 800 euro di danni al distributore automatico e molti altri. Sono tanti gli esercizi che hanno presentato denuncia.
Ai privati cittadini non è andata meglio: ventidue macchine danneggiate dagli amici del popolo durante il corteo di inizio anno. Delle camionette della Polizia è quasi retorico parlarne: dodici distrutte o quasi «grazie» alla furia antagonista. Ma il costo del centro sociale
torinese sulla collettività non è una novità. L’avvocatura dello Stato ha chiesto 6,8 milioni di euro di danni nell’ambito del maxi processo ad «Aska, comprensivi delle spese sostenute nelle manifestazioni No Tav. Nell’ottobre del 2025, per l’irruzione all’Italian Tech Week degli antagonisti, sono stati conteggiati 144mila euro di danni. Secondo una stima del Siap, per vigilare su Askatasuna dallo sgombero a oggi, lo Stato ha dovuto spendere più di 7milioni di euro. Luca Pantanella, segretario provinciale di Fsp Polizia Torino, ha specificato come l’ultima manifestazione abbia comportato la spesa di 100mila euro «soltanto per i servizi di ordine pubblico». Il contributo alla collettività degli antagonisti torinesi è inesistente: il costo sostenuto dallo Stato e dai cittadini basta e avanza per farsi un’opinione. Eppure Pd, Avs e 5s sfilano a braccetto con Askatasuna.
