Nonostante sia ancora agosto e in questo periodo il Pirellone sia solitamente piuttosto deserto, ieri alla presenza del sottosegretario alla Presidenza Mauro Piazza che ha la delega sulla materia e il collegamento video degli assessori Guido Bertolaso e Simona Tironi, in Regione Lombardia si sono riunite le Commissioni incaricate di occuparsi di autonomia differenziata. Un’evidente accelerazione che i più maligni attribuiranno alla necessità per una carovana a trazione leghista di portare uno scalpo significativo sul pratone di Pontida il 20 settembre. Sarà anche vero, ma è comunque arrivato il momento di dar voce a quei milioni di lombardi (e altrettanti veneti) che già nel 2017 votarono il referendum voluto e incassato dagli allora governatori Roberto Maroni e Luca Zaia. Un testimone consegnato a Roma nelle mani di Matteo Salvini e Roberto Calderoli, poi nei territori in quelle dei loro successori Attilio Fontana e Alberto Stefani. Questo, senza bisogno di andare a scomodare Umberto Bossi e Gianfranco Miglio, per dire che il patrimonio custodito e faticosamente messo a reddito dalla Lega, spesso dovendo combattere i Palazzi romani, non appartiene soltanto a un partito, ma anche agli elettori che sull’argomento si sono chiaramente espressi. E che dunque anche le scosse che stanno terremotando il Carroccio, andrebbero gestite tenendo conto degli impegni presi dai padri fondatori: non solo con i militanti, ma con una fetta di Paese. Ed è forse per questo che la Lega, nonostante sembri nata ieri, oggi è il partito più anziano in parlamento. Ne tenga conto chi si siederà al tavolo per deciderne il futuro. Perché di un po’ di federalismo, autonomia e sussidiarietà l’Italia, tutta l’Italia, sembra davvero avere un gran bisogno.

Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.