La vita (e soprattutto la politica) è fatta di effetti non voluti. Come quelli seguiti allo scatto di Mario Calabresi, il più papabile dei candidati del centrosinistra e quello che gli allibratori considerano il favorito nella corsa a sindaco. Comprensibile l’urgenza di interrompere l’estenuante surplace imposto dalla segreteria romana del Pd, tutta impegnata a stilare una fantomatica carta dei valori della quale a nessuno importa davvero qualcosa. Inevitabili, però, i malumori degli altri aspiranti che quel «fermi tutti» stavano rispettando. E allora sono partiti i regolamenti di conti e il tiro al piccione che ha inevitabilmente messo il sindaco Sala nel mirino di chi per chiedere i voti deve sottolineare la discontinuità con una politica che negli ultimi dieci anni non è certo stata di sinistra. E, sempre al capitolo effetti non voluti, c’è stato a destra un moltiplicarsi di buoni candidati. Tanto che ora, tra Matteo Perego di Cremnago, Maurizio Lupi e Silvia Sardone, ma anche Antonio Civita, Alessandro Spada o Giovanni Terzi non sarà facile scegliere. Pensando magari anche a un ruolo per quel Pietro Tatarella la cui assurda e crudele vicenda giudiziaria potrebbe essere la giusta bandiera per una battaglia del centrodestra non solo per Milano, ma per una giustizia finalmente più giusta.

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