La Bce si dà una mossa e taglia i tassi

Dopo dieci mesi costo del denaro ridotto di un quarto di punto: ora è allo 0,50%. Draghi: "Pronti ad agire ancora"

La Bce si dà una mossa e taglia i tassi

Dopo 10 mesi di immobilismo, la Bce rompe gli indugi e torna a tagliare i tassi di un quarto di punto portandoli allo 0,50%. Un copione scontato, quello mandato in scena ieri nella trasferta slovacca di Bratislava, che non ha infatti scaldato le Borse. O, forse, una mossa tardiva resa ineludibile da un'inflazione spuntata (1,7% la media degli ultimi quattro mesi) e dal progressivo deterioramento dell'economia tristemente sintetizzato da 19 milioni di disoccupati. Un quadro fosco su cui si allunga, ha ammesso Mario Draghi, l'ombra di un possibile peggioramento, tenuto conto che sull'economia prevalgono «rischi al ribasso». Nonostante ciò, l'urgenza di dare una sforbiciata al costo del denaro non è stata condivisa dall'intero board dell'Eurotower.
«La decisione è stata presa a larga maggioranza», ha ammesso il presidente della Banca centrale, a conferma dell'inflessibilità della Bundesbank.

Più che il duello tra Draghi e i custodi dell'ortodossia del rigore, combattuto soprattutto sullo scudo anti-spread, è interessante capire se e come la riduzione del costo del denaro apporterà benefici all'economia reale, posto che in condizioni normali gli effetti s'iniziano a intravvedere non prima di un semestre. Usando un cauto condizionale, Draghi ha spiegato che la riduzione «dovrebbe aiutare a sostenere» la ripresa economica, attesa a partire dalla seconda metà dell'anno. Inoltre, la Bce «resta pronta ad agire se necessario», formula con cui si lascia aperta la porta a ulteriori interventi, e mette in campo altri strumenti di stimolo.

Da qui l'estensione almeno fino all'8 luglio 2014 delle aste di rifinanziamento settimanali con volume illimitato e tasso fisso, nonchè la prosecuzione delle aste a un mese e a tre mesi almeno fino alla fine del secondo trimestre 2014. «Le banche non possono portare la mancanza di liquidità come scusa per non dare prestiti», ha detto Draghi.

Insomma, si prova a rompere quel circolo vizioso che finora ha impedito la trasmissione della liquidità all'economia reale. Un fenomeno, per cui lo stesso Draghi ha detto di sentirsi «frustrato», determinato dalla stretta sul credito dovuta «a un'avversione al rischio» da parte delle banche, invitate a rafforzarsi per migliorare la solidità. In Europa gli istituti sono un canale obbligato per l'afflusso di liquidità, a differenza degli Usa che possono far leva su ampi mercati dei capitali. «D'altra parte non è che possiamo buttare i soldi dall'elicottero», ha spiegato il leader dell'Eurotower, con riferimento alla frase pronunciata dal capo della Fed, Ben Bernanke, soprannominato appunto Ben Copter (l'elicottero). Ecco allora una terza via per sciogliere il nodo della mancanza di credito per le imprese, in particolare per le pmi: l'istituzione di una task force con la Banca europea degli investimenti (Bei) per rilanciare il «defunto» mercato dei titoli garantiti da attività diverse dai mutui (i cosiddetti Abs). Draghi ha però messo le mani avanti: «Siamo ancora lontani dal trovare la soluzione». Infine, l'invito rivolto ancora una volta ai governi, è a «non disfare gli sforzi fatti finora» per risanare i bilanci pubblici: parole che sembrano scelte apposta per stoppare il dibattito sulla presunta antitesi tra austerity e crescita.

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