«I candidati alle primarie milanesi devono impegnarsi a sospendere il gemellaggio con Tel Aviv, almeno fino a quando quella municipalità non si schieri chiaramente contro il massacro in corso a Gaza».
Il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino, fedelissimo di Elly Schlein, pronto ad annunciare la discesa in campo il 22 ottobre (al suo fianco sul palco ci sarà l’eurodeputata Cecilia Strada) ha già lanciato due giorni fa una delle priorità: il «patentino pro Pal». E ha aggiunto che «ha ragione il dem Paolo Romano», tra gli arrestati a bordo della Flotilla il 2 ottobre 2025, «quando dice che la questione della lotta per Gaza e contro lo stragismo del governo di Netanyahu debba essere un prerequisito rispetto alle primarie». Il sindaco Beppe Sala ieri ha cercato di rimanere zen. «Ho promesso che non commenterò più le dichiarazioni di Majorino, preferisco veramente non farlo» ha premesso. É freschissima la lite sull’accusa di aver «cementificato la città» che gli ha rivolto il dem. E deve averne abbastanza degli show a sinistra sul taglio dei rapporti con Tel Aviv. La coalizione nei mesi scorsi ha paralizzato l’aula, Palazzo Marino trasformato nel Palazzo di vetro dell’Onu, con una decina di sedute dedicate, esponenti Avs arrivati a «occupare» con i centri sociali i banchi del pubblico contro il sindaco che si rifiutava di applicare lo stop. Anche un pezzo del Pd parlò di «inerzia ai piani alti» e si sfiorò la crisi di maggioranza. «Lascio questo dibattito alla campagna» ha puntualizzato. Anche la vicesindaco Pd Anna Scavuzzo, tra i nomi in campo per le primarie insieme a Majorino e al giornalista Mario Calabresi, ieri non ha voluto commentare. Aveva difeso con Sala la necessità di tenere un «ponte» aperto con Tel Aviv. E si era battuta soprattutto Azione, che ieri con il segretario milanese Francesco Ascioti ha risposto a Majorino e campo largo con un’altra sfida: «Chiunque si candida a sindaco di Milano, di ogni schieramento, da Majorino al paracadutista vannacciano, dica che nella prima giunta porterà la proposta di un gemellaggio fra Milano e Kiev», riconosca «i valori che uniscono la storia di Milano Città Medaglia d’Oro della Resistenza italiana e Kiev, Medaglia d’Oro morale della Resistenza Europea. Il partito di Calenda afferma che «il nazista di oggi è Putin e la città che lotta per la Resistenza europea è Kiev con l’eroico coraggio del popolo ucraino. I valori vengono prima delle tattiche di parte». La coportavoce di Avs Milano Francesca Cucchiara è ovviamente d’accordo con Majorino anche «rimane l’amarezza che se il Pd fosse stato compatto il gemellaggio lo avremmo già rimosso». Per la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini «da Majorino e compagni c’è il tentativo maldestro di oscurare il terzo anniversario del pogrom del 7 ottobre». E rimarca che «le priorità dei milanesi sono affitti, sicurezza, periferie. Milano non ceda il passo alla propaganda antisemita». Il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago, proposto da Forza Italia come candidato sindaco a Milano, boccia Majorino e afferma: «Anche noi siamo critici sull’operato del governo Netanyahu ma la risposta non è punire una città e un popolo intero. Bisogna costruire ponti, non tagliarli».
