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Campo largo in tilt: “Scriviamo il programma senza Kiev”

Sulla questione Ucraina i nodi in coalizione sembrano insanabili tra estrema sinistra e M5s

Elly Schlein PD , Giuseppe Conte M5S, Angelo Bonelli, Nicola,Fratoianni AVS, Riccardo Magi +europa in occasione del Manifestival 2026. Sabato 10 Ottobre 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Elly Schlein (PD), Giuseppe Conte (M5S), Angelo Bonelli and Nicola Fratoianni (AVS), and Riccardo Magi (+Europa) at Manifestival 2026. Rome, Saturday, October 10, 2026. (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

«Troveremo una sintesi sul programma», assicurano i campo larghisti, quasi a voler dissimulare le distanze e le differenze che persistono all’interno della compagine progressista. Ma il programma non c’è e in particolare non c’è traccia di quale sia la postura da tenere rispetto al conflitto tra Russia e Ucraina e agli aiuti da inviare a Kiev. A dimostrazione che sia tutto in alto mare raccontano che giovedì in Transatlantico Angelo Bonelli, uno dei leader di Alleanza Verdi e Sinistra, si sarebbe lasciato scappare in un colloquio con alcuni parlamentari del Pd: «Scriviamo un programma fissando alcuni punti, lasciando irrisolti i nodi più divisivi». E fra i dossier di sicuro più divisivi c’è la politica estera. Non è dato sapere come andrà a finire perché la situazione è indecifrabile visto che ci sono di fatto tre linee che collidono e divergono.

Per i riformisti del Pd la mano tesa a Zelensky è un punto del programma che non può essere negoziato. Giuseppe Conte invece continua a ripetere che una volta che il campo largo sarà al governo la postura dell’Italia dovrà mutare: «Se, come mi auguro, ci sarà un governo progressista, cambieremo la linea e saremo in Europa coloro che porteranno la linea negoziale e si differenzieranno rispetto a questo governo». E ancora, sempre l’avvocato del popolo: «Confido assolutamente che all’interno del campo largo si trovi un’intesa e che questa intesa prefiguri una soluzione concreta per tutelare più efficacemente gli ucraini, perché non stiamo morendo noi, stanno morendo loro. Quindi, continuare ad alimentare così questa scommessa militare non mi sembra un grande atto di coraggio, anche se qualcuno lo dice». Grande caos, dunque. E se Fratoianni respinge l’accusa di filoputinismo poi mette in chiaro un concetto: «Penso che abbiamo la responsabilità di costruire la necessaria discontinuità rispetto a una linea che obiettivamente ha fondato tutta la sua politica di sostegno all’Ucraina esclusivamente sull’escalation militare e che talvolta, bisogna dire la verità, ha confuso la difesa dell’Ucraina con la procrastinazione ad infinitum della guerra. Invece bisogna fermare questo macello. Bisogna discutere di come avanzare una proposta, magari a quel livello europeo che è mancato in questi 4 anni, e si possa entrare nel merito delle varie opzioni diplomatiche». Insomma Fratoianni smonta l’attuale impianto di aiuti agli Ucraina. Resta da capire come tutto questo si possa intrecciare con le richieste degli altri azionisti del campo largo. Fratoianni confida che una soluzione si possa trovare: «Questo dibattito, anche fra noi, non diventi il terreno di un puro posizionamento tra i partiti, perché parliamo di una cosa troppo seria in cui le persone continuano a morire e io penso che fermare la guerra oggi sia l’obiettivo principale che dobbiamo darci». Tutto questo viene vissuto male dalle parti del Nazareno dove la comunità democrat ribolle. Non ci sono solo i riformisti a sposare la causa di Kiev e a caldeggiare l’invio di aiuti agli ucraini. C’è anche il famoso correntone di Montepulciano - che ingloba fra gli altri i franceschiniani - che non pare disposto ad accettare i se e i ma di Conte e Fratoianni.