La Cancellieri teme l'autunno caldo E il Prof se la prende coi sindacati

Sul tavolo tra governo e parti sociali lo spettro dei disordini causati dai lavoratori. Monti dà l'ultimatum: imprese e sigle hanno un mese per rilanciare la produttività

La Cancellieri teme l'autunno caldo E il Prof se la prende coi sindacati

Roma - Questa volta non è possibile dare la colpa ai soliti infiltrati. Gli ambienti antagonisti restano ai margini, forse per paura di prendere qualche legnata dai lavoratori delle aziende in crisi. Ma le tensioni sono vere e la crisi rischia di diventare anche un'emergenza di ordine pubblico. Il tema è ben presente al governo e ieri aleggiava al tavolo di Palazzo Chigi con i sindacati, terminato con un invito alle organizzazioni dei lavoratori a dare concretezza all'intesa del 28 giugno sulla contrattazione di secondo livello e l'impegno dell'esecutivo a metterci qualche risorsa.

Poco prima dell'incontro tra l'esecutivo, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ha confermato che giornate come quella di lunedì, con gli operai dell'Alcoa protagonisti, potrebbe non essere un'eccezione. La situazione è «molto delicata», nel Paese ci sono «tanti punti caldi», ma «noi siamo attrezzati per gestire la sicurezza e giovedì faremo il punto nel Comitato nazionale per l'ordine pubblico al Viminale». La situazione a Roma è stata gestita bene (il ministro ha fatto i complimenti al questore). «La speranza è che quanto accaduto non abbia a ripetersi». Per ora, appunto, non ci sono infiltrazioni: «Non abbiamo segnali», ha confermato Cancellieri.

Lo spettro dell'Alcoa e degli altri casi, era ben presente ieri nella sala di Palazzo Chigi dove il premier Mario Monti e i ministri economici hanno incontrato Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Lo stesso premier ha riconosciuto che siamo in una situazione grave. «Siamo in un momento carico di tensioni e preoccupazioni», le crisi aziendali richiedono «massima attenzione».

Il tavolo si è occupato più in generale della produttività. E la novità è che Monti intende arrivare all'Eurogruppo di ottobre con qualcosa in mano, per dimostrare che l'Italia cerca di superare il declino che i dati del Pil diffusi lunedì descrivono bene. «Mentre la Grecia, la Spagna, l'Irlanda e il Portogallo - ha spiegato il premier - hanno aumentato la produttività facendo calare il costo unitario del lavoro invertendo il trend negativo, l'Italia non ha migliorato la produttività e ha peggiorato il costo del lavoro». E la colpa non è del governo. Sia Monti sia Passera se la sono presa con i sindacati e le imprese che non hanno realizzato l'accordo del giugno 2011 che rafforzava la contrattazione di secondo livello. Entro un mese sindacati e imprese devono ripresentarsi al governo e dire come daranno attuazione all'accordo. Loro ci metteranno delle risorse, a patto che non si tratti di soluzioni limitate. Quindi niente detassazione delle tredicesime, come ha proposto la Cgil. Sì, invece, a una corsia preferenziale per accordi aziendali su orari e organizzazione del lavoro in funzione della produttività. Le risorse a disposizione sono poche, ma qualcosa ci sarà, ha assicurato il ministro dello Sviluppo Corrado Passera. Saranno limitate e, spiegavano fonti del governo, potrebbero andare al ripristino degli incentivi dei premi di risultato, istituiti dall'esecutivo Berlusconi.

Il governo chiede più produttività, «noi chiediamo maggior salario», ha sintetizzato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. «Sappiamo che le risorse sono poche, a tutti è richiesto un esercizio di grande realismo», ha spiegato Giorgio Santini, segretario generale aggiunto del secondo sindacato. La Cgil respinge al mittente anche l'invito alla produttività. «Se qualcuno si immagina che stravolgiamo accordi e relazioni» sindacali-industriali «è un film che non so dove abbia visto», ha chiarito il segretario generale Susanna Camusso. Chiaro il riferimento al tentativo che fece il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi di dare più peso al secondo livello della contrattazione. Critica anche la Uil, che va diretta al nodo delle risorse: «Se il salario di produttività non viene supportato da interventi del governo, il rischio è che non si faccia nulla», ha avvertito il segretario confederale Antonio Foccillo.

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