A volte serve fare un passo indietro per farne due avanti. Potrebbe rientrare in questa categoria la formula dal sapore democristiano utilizzata da Pierferdinando Casini che ha annunciato che non parteciperà alle prossime elezioni politiche: «Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Mi fermo qui».
Si ferma qui, forse, l’ex presidente della Camera, dopo 44 lunghi anni tra Montecitorio e Palazzo Madama, avendo vissuto sempre in prima fila la parte finale della Prima Repubblica e tutte le varie fasi della Seconda Repubblica. In particolare, le ultime due legislature le ha vissute da senatore indipendente nel gruppo del Partito democratico, senza mai indossare la casacca del Nazareno, figurarsi partecipare alle assise del partito di via Sant’Andrea delle Fratte. In fondo, per citare il suo penultimo libro, lui rimane l’ultimo democristiano che ancora oggi continua a incidere nel dibattito e soprattutto a portare con sé il bagaglio di piazza del Gesù. È la ragione per cui, più che fermarsi, sembra farsi da parte. Non è un ritiro, è l’ingresso ufficiale nel girone delle riserve della Repubblica, di chi al momento opportuno può essere tirato fuori dal cilindro ed eletto per l’alto Colle.
Già, il Quirinale. Il mandato di Sergio Mattarella scadrà nel 2029. Ne consegue che sarà il prossimo Parlamento quello che eleggerà il successore dell’attuale inquilino del Colle. E a proposito delle elezioni che verranno, Casini sembra quasi investire sul famoso pareggio, sul fatto insomma che nessuno delle due coalizioni arrivi al 42%, soglia di accesso per ottenere il premio di maggioranza. Si aprirebbe di fatto la porta alla costruzione di un governo di larghe intese. Osserva Gianfranco Rotondi che conosce Casini e soprattutto è esperto di democrazia cristiana: «Certamente lui appartiene a una tradizione democristiana nobile. C’era un vecchio senatore Dc della mia città, Vincenzo Barra, che rinunciando alla candidatura, citò una frase di Wolfgang von Goethe: «Bisogna sapersi fermare in tempo». Ma la sua è una fermata di ricognizione, prelude a una nuova partenza. Una nuova partenza che può essere tutto. Nella vita politica vale quello che dice il Vangelo di oggi: molti sono i chiamati e pochi gli eletti ma per fortuna con la storia che ha Pierferdinando ha tante missioni a cui può essere eletto». In uno scenario di instabilità Casini, liberatosi dell’ombra del Nazareno, potrebbe rispuntare come figura terza per la corsa alla presidenza della Repubblica. D’altro canto, resta l’uomo dei due mondi e del dialogo. Ovvero di chi può annoverare nel curriculum di essere stato uno dei fondatori del centrodestra di berlusconiana memoria ma anche di aver tenuto una linea autonoma nel centrosinistra. È colui che può far dialogare centrodestra e centrosinistra e portarli a un compromesso. E che riesce a esprimere un giudizio positivo sia su Meloni sia su Schlein. Altro che fermata, la ripartenza di Pierferdinando è appena cominciata. In passato non portò fortuna a Massimo D’Alema e a Walter Veltroni. Chissà questa volta.
