I dubbi sollevati da questo quotidiano, e da altri, sulla nomina della dottoressa Donatella Casari, giudice del tribunale di Roma, sul ricorso intentato da Sigfrido Ranucci per ottenere il reintegro a Report, hanno portato diverse reazioni politiche. Il nodo che salta all’occhio, e che per primi abbiamo sottolineato, è la presenza di Casari in cause ad alto valore politico come quella di Almasri e di Giuseppe Conte. Anche perché non si tratta di un’estrazione a sorte.
Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e membro della Vigilanza Rai, è uno di quelli che ha fatto sentire la sua voce nelle scorse ore e davanti alle parole di Pontecorvo ha sottolineato di aver rilevato la “singolare coincidenza” delle assegnazioni “nella certezza che tutto si sia svolto secondo le regole e che nessun condizionamento ci sarà sul giudizio” aggiungendo “che è lecito pensar male, almeno questo…Puntuale sono arrivate la replica del presidente del Tribunale e quella di una corrente della magistratura”. Quindi, il senatore ha ribadito e confermato la sua posizione: “Non mi nascondo dietro un dito e confermo che continuo a pensare male…Saranno poi i fatti a farci capire l’epilogo di questa vicenda. Almeno la libertà di pensiero ci consente di avere qualche riserva e di avere anche la franchezza di esprimerla”.
Parole che arrivano a seguito della difesa d’ufficio nei confronti di Casari. “L’assegnazione del fascicolo relativo alla controversia promossa da Sigfrido Ranucci è avvenuta nel rispetto delle analitiche disposizioni tabellari vigenti da anni, le quali, mediante meccanismi automatici, assicurano l’osservanza del principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge”, ha dichiarato Lorenzo Pontecorvo, presidente del tribunale di Roma, rispetto a “recenti articoli di stampa, contenenti anche dichiarazioni di esponenti politici”, che “adombrano, con maggiore o minore evidenza, una presunta carenza di trasparenza nell’assegnazione del ricorso proposto dinanzi al Tribunale di Roma dal giornalista e conduttore televisivo Sigfrido Ranucci”. Si sono mossi anche i togati del Csm, ad eccezione di Nicotra, che hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza e la Direzione nazionale di Unità per la Costituzione, che ha stigmatizzato i dubbi, definendoli “attacchi nei suoi confronti” che “sono infondati e rischiano di alimentare ulteriormente quel clima di pressione nei confronti della magistratura, anche giudicante”.
