Il Cda: "Dai derivati un buco di 730 milioni"

Sotto esame il patrimonio. L'ad Viola: "Nessun problema di liquidità". E il titolo risale in Borsa

Un macigno da 730 milioni di euro. È questo l'impatto dei tre derivati Alexandria, Santorini e Nota Italia sul patrimonio netto del Monte dei Paschi di Siena calcolato al 31 dicembre scorso e che sarà approvato assieme ai conti a marzo. Ma l'amministratore delegato, Fabrizio Viola, rassicura. «Non abbiamo problemi di liquidità, abbiamo fatto chiarezza», ha dichiarato ricordando che grazie ai 3,9 miliardi di Monti-bond che il Tesoro sottoscriverà i coefficienti di patrimonializzazione sono solidi, al 12,1% (ben sopra il 9% imposto dalla vigilanza europea). La riserva di attivi disponibili per la vendita vale 2 miliardi: parlare di catastrofe sarebbe errato.

Sono comunque servite sei ore di consiglio di amministrazione per giungere alla determinazione del deficit (anche se nei giorni scorsi era trapelata una cifra molto vicina a quella che finirà in bilancio: 720 milioni). In particolare, spiega la nota della banca, su Nota Italia l'erosione delle risorse è pari a 151,7 milioni di euro. Si tratta di un'altra scommessa andata male: la banca allora guidata da Giuseppe Mussari e Antonio Vigni vendette nel 2006 a Jp Morgan credit default swaps (contratti di protezione dal rischio di fallimento dell'Italia). Pochi anni dopo le sarebbero stati utili per attutire l'impatto degli spread sui Btp in portafoglio, ma ormai il danno era fatto. Il 23 gennaio scorso la banca ha eliminato la componente in derivati pagando 139 milioni.

Discorso diverso per Alexandria e Santorini che sono le operazioni più problematiche. La prima è un contratto stipulato nel 2005 con Dresdner Bank e avente come oggetto cartolarizzazioni di mutui ipotecari. Il valore iniziale dell'operazione è di 400 milioni di euro e fino al crac di Lehman Brothers che fa esplodere la crisi dei subprime tutto sembra andare per il meglio. Trattandosi di un'operazione legata al valore di un'attività sottostante il crollo è verticale e di qui nasce nel 2009 la ristrutturazione con Nomura che si impegna a ricomprare i titoli in cambio di Btp detenuti dal Monte (e beneficiando delle loro cedole) che, a sua volta dovrà ricomprarli entro il 2034. Quando l'«errore» è stato rilevato, dice Mps, pesava 308 milioni, la passività rimisurata nel bilancio 2012 è di 273,5 milioni.

Idem per Santorini. Con quel derivato siglato con Deutsche Bank nel 2008 il Monte intendeva coprirsi sulla partecipazione detenuta in Intesa Sanpaolo. Strumento diverso ma stesso risultato (429 milioni l'«errore» rilevato) e stessa soluzione onerosa (ristrutturazione legata ai Btp) con un surplus di perdite legata a un'altra «scommessa» andata male sui tassi dell'area euro. Nel bilancio 2012 impatterà per 305,2 milioni. Mps inoltre ha sottolineato che la chiarezza sui derivati determinerà un piccolo beneficio . Dal 2013 il conto economico potrà contare ogni anno su 25 milioni in più grazie al disinnesco della mina.

È giunto il momento di voltare pagina davvero («Ci riprenderemo tutto, la banca è stata danneggiata», ha detto Viola riferendosi ai 40 milioni sequestrati dalla Finanza). Il cda ha dato il via all'emissione dei Monti-bond per 4 miliardi (171 milioni serviranno come cedola sui vecchi Tremonti-bond). E, in fondo, la Borsa spera nel nuovo corso: ieri il titolo ha messo a segno un buon rialzo (+1,14%) recuperando quota 23 cent.