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“Cellule clandestine, hacker e sabotaggi”. Nuovo Pci alza il tiro e ora difende le Br

Nel mensile della sigla collegata ai Carc le istruzioni per moltiplicare le “sezioni”. La “guerra” contro il governo Meloni

I Carc arruolano i manifestanti: "Dovete diventare combattenti"

Brigate Rosse, hackeraggi e sabotaggi ferroviari. Il Nuovo Pci, il partito clandestino con sede in Francia e collegato ai Carc, non si nasconde per nulla. Il tutto mentre a Napoli vanno avanti le indagini per associazione sovversiva con finalità di terrorismo. L’inchiesta, firmata dal procuratore Maurizio De Marco, riguarda proprio esponenti dei Carc e di Asc (la sigla studentesca). L’ultimo numero de La Voce, il mensile del Nuovo Pci, fotografa una strategia complessiva. Anzitutto, rafforza l’accento sulla clandestinità. Il Npci è nato e si è sviluppato sotto copertura, tra email criptate e indirizzi transalpini. Ma adesso chiede di allargare le maglie con la creazione di altre cellule: i comitati segreti - programmano - devono essere moltiplicati.

Per la sigla, le indagini sui Carc sono «la prova» che per «promuovere» la «rivoluzione» il partito necessiti di «essere clandestino». A pagina 53, dopo una condanna soft della lotta armata, si legge che soltanto le Brigate rosse «impersonavano questo aspetto e avevano scoperto l’America ma non avevano e non riuscirono a darsi gli strumenti per conquistarla». Insomma, l’esito delle Br è stato pietoso ma, per il Nuovo Pci, l’esperienza brigatista non è poi tutta da buttare per le loro «intuizioni». I compagni si appellano allo spontaneismo. «Gli operai e gli altri lavoratori che, anche solo per difendere le proprie condizioni di vita e lavoro, si organizzano segretamente nei contesti dov’è forte la repressione padronale», assicurano. Il nemico, per il movimento clandestino, resta il governo Meloni, che andrebbe «cacciato» e «sostituito» da un esecutivo di «emergenza popolare». Sono le stesse parole d’ordine utilizzate dai Carc. Ecco allora l’encomio ad alcune «operazioni clandestine» tra cui «gli attacchi dei gruppi hacker» e «i sabotaggi di linee ferroviarie contro le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina». Una «segretezza» - quella di queste azioni - non riconducibile al Nuovo Pci ma comunque «di buon senso». Certo, la «professionalità» della formazione italo-francese, come rivendicano, è di tutt’altro stampo.

La clandestinità ha un prezzo: bisogna seguire tecniche e strategie precise. Nel mensile, è ampliamente descritta quale possa essere l’attività della Polizia nelle indagini, tra tracciamenti e «tentativi d’infiltrazione». Ma la «classe dominante» - assicurano - può essere elusa. Chi volesse contattare il Nuovo Pci dovrebbe usare, come da prescrizione, Tails e Pgp. Sono due strumenti diversi, il primo, più morbido, in grado di tutelare la privacy, il secondo, forse più noto, è un meccanismo crittografato. L’approdo finale è in ogni caso la costituzione delle «forze armate della rivoluzione». Quelle da dirigere «nella guerra contro la borghesia, fino a rovesciare i rapporti di forza, eliminare lo Stato della borghesia imperialista e instaurare lo Stato della dittatura del proletariato». Del resto, è il loro manifesto. Nel 2026, suonerebbe anacronistico. Se non fosse per un’inchiesta che parla a tutti gli effetti di associazione sovversiva con finalità di terrorismo.

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