Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 18:45
Interni

“Chi rompe paga”. Dopo la guerriglia, Salvini rilancia il claim già proposto dal Carroccio

Il problema è che sulla ricetta leghista non c’è pieno accordo nemmeno dentro la maggioranza

Il leader della Lega Matteo Salvini parla con i giornalisti al termine del consiglio federale della Lega in via Bellerio a Milano, 12 ottobre 2026. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

“Chi rompe paga”. Matteo Salvini dopo il sabato di guerriglia - soprattutto a Milano e Bologna - rilancia il claim già proposto dal Carroccio dopo gli scontri alla stazione Centrale di Milano a settembre dello scorso anno. Per il leader leghista, bisogna introdurre una garanzia finanziaria per gli organizzatori dei cortei a rischio. “Già questa settimana riproporremo in Parlamento, dopo troppi ritardi causati da altri in passato, la proposta della Lega”, annuncia il vicepremier via social. L’obiettivo della norma sarebbe quello di coprire gli eventuali danni, spesso cospicui come dimostrano le devastazioni di ieri, quando molte manifestazioni contro il carovita sono degenerate in scontri con le forze dell’ordine e vandalismi, con danni che qualcuno, in effetti, dovrà pagare, alla faccia del problema rincari.

La proposta, come detto, ha già attraversato oltre un anno di annunci. Se l’innesco erano stati i durissimi scontri tra polizia e manifestanti pro Palestina nell’atrio della stazione centrale di Milano, quando erano state distrutte anche le vetrate di accesso alla struttura, Salvini aveva già riproposto l’idea a febbraio scorso, dopo le violenze del corteo per Askatasuna a Torino, chiedendo l’inserimento della “cauzione cortei” all’interno del pacchetto sicurezza. Dove invece la misura non venne inserita.

Ma il leader leghista e i suoi non accantonarono il “chi rompe paga”, rilanciandolo ancora una volta a luglio scorso, quando la protesta per la morte durante un fermo di polizia di Abderrahim Fakir si risolse in pesanti scontri che devastarono il centro di Bologna. In quell’occasione venne anche presentata alla Camera una proposta di legge, primo firmatario il deputato leghista Igor Iezzi, che conteneva misure “per prevenire e ridurre il rischio di disordini e di danneggiamenti in occasione di manifestazioni pubbliche” oltre, appunto, alla “prestazione di garanzie per il risarcimento dei danni eventualmente arrecati”. Ma l’iter dell’atto è ancora fermo da allora.

Gli scontri, invece, non si sono fermati, e il conto delle piazze devastate e degli agenti feriti negli scontri continua ad allungarsi. Anche solo restando all’ultimo biennio, le violenze a margine di una sessantina di manifestazioni nate come pacifiche hanno provocato danneggiamenti per diversi milioni di euro, oltre a 700 uomini delle forze dell’ordine feriti o contusi.

L’emergenza c’è, eccome. E così – non c’è due senza tre –Salvini di fronte al sabato nero delle piazze ha rilanciato la questione cauzione. Il problema è che sulla ricetta leghista non c’è pieno accordo nemmeno dentro la maggioranza. Già a settembre, quando Salvini battezzò l’idea del “chi rompe paga”, il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi disse in una intervista al Fatto Quotidiano che la proposta era “difficilmente applicabile”. “Bisognerebbe dimostrare che i violenti sono gli organizzatori e oggettivamente non è quasi mai così”, argomentava Nevi. Allineato, in questo, con la giurisprudenza sulla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che quanto alla libertà di manifestazione ribadisce il principio per cui gli organizzatori non devono rispondere della condotta dei partecipanti.

I dubbi, quindi, non mancano, pure quelli di costituzionalità per una norma che potrebbe ostacolare il diritto a manifestare. Anche se nemmeno i cortei che finiscono con troppa regolarità in guerriglia, va detto, incarnano il diritto di riunirsi “pacificamente” sancito dall’articolo 17 della nostra carta costituzionale.

Commenti