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“Chi vota a destra studia poco”. E Meloni bacchetta Bonaccini

Il presidente del Pd in un video mostra disprezzo per l’elettorato della maggioranza. La premier replica: “Gli italiani hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze della politica della sinistra”

Stefano Bonaccini
Stefano Bonaccini, presidente Partito Democratico, durante il Meeting per l'amicizia fra i popoli ''L'amor che move il sole e l�altre stelle'', organizzato dal movimento di Comunione e Liberazione, Rimini, 26 agosto 2026. ANSA/FABRIZIO ZANI

Stefano Bonaccini l’ha sparata grossa: «Chi vota a destra ha studiato poco». Un’affermazione definita da molti come classista e offensiva verso milioni di italiani che consapevolmente (laureati e non) hanno deciso di dare fiducia a Giorgia Meloni e al suo governo. È come dire che chi passa ore davanti allo specchio per curarsi barba e sopracciglia sia poco colto.

Stefano Bonaccini ha gettato la maschera. Dietro quel sorriso sornione e sincero si nasconde (fino a ieri) un uomo con la puzza sotto il naso. Per l’eurodeputato rosé a destra votano soprattutto quelli che vivono nelle aree interne, nelle periferie e stanno peggio economicamente. Tradotto: «Se non voti noi, forse non hai capito». Giorgia Meloni non si è lasciata sfuggire l’assist. «In una illuminata lezione, Stefano Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco», scrive la premier. Poi affonda: «Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare». Ma la stilettata arriva dopo. Secondo Meloni quegli italiani hanno studiato eccome: «sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra». Città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e «lezioni di morale» da chi pretende di spiegare agli altri come vivere, votare e pensare. La destra, conclude, non domanda quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli: «Li rispettiamo». Un rispetto che Bonaccini e certa sinistra «non hanno ancora studiato abbastanza».

Bonaccini prova a metterci una pezza. A La7 sostiene che la frase sia stata estrapolata da «un ragionamento più complessivo». Il senso, spiega, era autocritico: Trump, Brexit, Le Pen e destra italiana hanno raccolto consensi tra chi vive maggiori difficoltà e la sinistra dovrebbe tornare a rappresentare quei ceti, diventando «più popolare». Magari uscendo dalla Ztl. Le reazioni non si sono fatte attendere. Carlo Nordio sceglie Anatole France e la biblioteca di Sylvestre Bonnard: più si legge, più le idee possono confondersi. Morale del Guardasigilli: Bonaccini, «che evidentemente al contrario di noi è istruitissimo e ha letto molto, ha le idee più confuse che mai». Matteo Salvini Risponde con un video sui suoi social: «Io ho conosciuto tante persone che con la licenzia media hanno costruito imperi e altre persone che con tante lauree li hanno distrutti».

Dal Pd parte lo scudo. Simona Bonafè accusa Meloni di costruire una polemica per non parlare di caro vita e salari; Piero Fassino parla di parole «inaccettabili» e di nervosismo della premier. Carlo Calenda, equidistante con sbadiglio, liquida tutto come «degna conclusione del nulla agostano». Ah, in tutto questo ricordiamo che Stefano Bonaccini ha una semplice licenza media superiore. Dovrebbe cambiare partito?

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