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Conte attacca la JC Electronics sulle mascherine ma la società lo gela: “Conformi per i giudici, rinunci all’immunità e si confronti nelle sedi opportune “

JC Electronics ha invitato Conte a rinunciare all’immunità per “confrontarsi apertamente nelle sedi opportune”

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Giuseppe Conte è stato audito dalla commissione Covid e in questa circostanza ha rivelato di aver consegnato “un documento che poi verrà allegato a questo verbale. È un documento che mi è pervenuto con lettera anonima, redatto il 14 aprile 2022, arrivato a me con i nomi oscurati ma ci sono tutte le qualifiche. È un verbale, quindi siglato in tutte le pagine, e consta di dieci pagine, e viene redatto al fine di verificare la consegna delle mascherine effettuata dalla società JC Electronics Italia S.r.l”. Secondo l’ex premier da questi documenti emergerebbe “che tutti i colli depositati in un deposito di Pomezia non sarebbero mascherine con efficacia filtrante, e avrebbero addirittura i colli una rappresentazione contraffatta”. Accuse gravissime da parte di Conte, a carico di una società che ha citato in giudizio lo Stato italiano perché aveva avuto una commessa per la fornitura di mascherine poi bloccata dal commissario Arcuri.

Ma JC Electronics Italia S.r.l ha replicato smontando tutte le accuse dell’ex premier, sottolineando che “il documento di dieci pagine di cui parla il presidente Conte, pervenutogli in forma anonima, non è una novità” ma è “un documento di dieci pagine sulle mascherine Aoxing” che “è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier dei militari della Struttura Commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura”. La società ha voluto sottolineare nella nota che “il tribunale di Roma, con sentenza n. 10918/2025 del 21 luglio 2025, ha rigettato la querela di falso proposta dall’Avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute contro la certificazione delle mascherine Aoxing AX-KF95, condannando le amministrazioni alle spese”. L’esito positivo delle analisi, ha specificato la società, è stato “pacificamente attestato sia dall’Inail sia dalla perizia tecnica svolta dall’Agenzia delle Dogane su richiesta della stessa struttura commissariale”, con prova di tenuta “risultata conforme” alla norma UNI EN 149:2009, si legge nella nota.

Ma non solo, perché JC Electronics Italia S.r.l. ha ricordato che “le stesse mascherine sono oggetto della sentenza n. 17025/2024 del Tribunale di Roma, che ha condannato le amministrazioni a un risarcimento di oltre 203 milioni di euro, divenuta definitiva dopo l’estinzione dell’appello, e di nove pronunce tributarie favorevoli, da ultimo la n. 480/2026 della Corte di Giustizia Tributaria di Venezia, che ha condannato l’Agenzia delle Dogane a restituire dazi e Iva trattenuti da sei anni”. E risulterebbe che “8 milioni di pezzi Aoxing, censiti dagli stessi militari nel 2021, giacciono ancora nei magazzini della Struttura Commissariale”. Quindi, ha concluso la società nella sua replica a Conte, “ben diversa è la vicenda delle mascherine acquistate dal consorzio cinese Luokai-Wenzhou, pagate 1.250 milioni di euro e in gran parte risultate insalubri agli esami di più laboratori. La società si riserva di difendersi in tutte le sedi e invita il presidente Conte, laddove avesse certezze, a rinunciare all’immunità e a confrontarsi apertamente nelle sedi opportune”.

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