Nel grande gioco per la selezione del leader del centrosinistra potrebbero alla fine spuntarla i sognatori. È il girone di chi ritiene di avere le carte per raggiungere Palazzo Chigi, nonostante il grado di popolarità non sia ai massimi livelli. Eccoli i sognatori, accreditati nei palazzi della politica romana, meno forse tra la gente. Tra loro svetta Paolo Gentiloni, soprannominato «Er Moviola». Classe 54, romano, formazione cattolica, primi passi nella politica tra i movimentisti della sinistra extraparlamentare, un passaggio poi con Lega Ambiente, e ancora portavoce di Francesco Rutelli, fino a diventare uno dei punti di riferimento del centro sinistra. Ministro, premier, vicepresidente della commissione europea, può vantare un curriculum vasto. Anche se i suoi detrattori ricordano sempre le primarie per la scelta del sindaco di Roma che portarono alla vittoria di Ignazio Marino. In quell’occasione si classificò dietro Marino e David Sassoli. Oggi si diletta dalle colonne di Repubblica a fare il padre nobile del campo largo e continua a sognare il ritorno a Palazzo Chigi.
Ed è romano come Gentiloni, l’attuale sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri. Che può mettere sul tavolo un curriculum altrettanto vasto: più volte eurodeputato, ministro dell’Economia del secondo governo Conte, oggi primo cittadino della Capitale. Dalla postazione del Campidoglio sta cercando di accrescere la popolarità grazie al Giubileo (ma è solo al 41esimo posto nella classifica di gradimento dei sindaci) e a una comunicazione diretta come i suoi video sui social. Su queste note Gualtieri è il sogno di alcuni dirigenti del Pd che non desiderano che il prossimo leader sia uno fra Schlein e Conte. Resta però un aspetto scaramantico: chi fra i suoi predecessori - Veltroni e Rutelli - provò alle politiche come leader del centrosinistra ne uscii sempre sconfitto.
Sempre da Roma con furore proviene Alessandro Onorato, enfant prodige del civismo 2.0, assessore ai Grandi Eventi di Gualtieri, in passato con simpatie nel centrodestra, oggi è sponsorizzato dall’ideologo dem Goffredo Bettini e sogna di rimettere insieme tutti i cespugli centristi e, perché no, lavora affinché il suo profilo sia riconosciuto in tutto lo stivale. Nel girone dei sognatori rientrano poi Franco Gabrielli ed Ernesto Maria Ruffini. Il primo è cresciuto a pane e dicci, essendo stato segretario dei giovani democristiani di Massa. Conosciuto dal grande pubblico come sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Draghi, capo della Polizia e questore di Roma, oggi Gabrielli è annoverato fra i papi stranieri che possono sfondare al centro e perché no raccogliere consensi anche nel centrodestra in virtù del curriculum da poliziotto gentile. Resta però un profilo che non si è mai misurato con le elezioni. Infine, ecco Ernesto Maria Ruffini, figlio di Attilio, uno dei massimi dirigenti della Dc, sei volte deputato, 4 ministro. Ruffini è stato a capo dell’Agenzia delle entrate, non a caso i suoi avversari ritengono che l’uomo delle tasse non potrà mai diventare premier. Eppure Ruffini sogna di rifare l’Ulivo, è sponsorizzato da Prodi e la sua ambizione resta grande. Ragione per cui ha annunciato per settembre l’uscita di un libro che sarà una sorta di manifesto politico. Poi certo rimane il solito dilemma: chi li voterà?
