Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 19:49
Interni

Ddl antisemitismo, l’appello di Segre scuote i partiti: “Incredula per le divisioni, serve unità”

La senatrice a vita difende il testo e chiede una convergenza trasversale. Dal centrodestra a Fiano, si moltiplicano gli appelli per un voto condiviso

“Resto incredula di fronte alle divisioni che si stanno manifestando sul ddl contro l’antisemitismo. Ci sono temi sui quali un Paese civile dovrebbe ritrovarsi unito al di là delle logiche di schieramento”. A dirlo è la senatrice a vita Liliana Segre, superstite dell’Olocausto.

Segre ricorda quando Furio Colombo propose la legge per istituire il Giorno della Memoria che “grazie alla sua caparbietà e all’intelligente lavoro di mediazione sul testo riuscì a ottenere alla fine, nel 2000, quel voto unanime del Parlamento”. La senatrice a vita, poi, analizza la situazione attuale e dice: “Oggi, stando alle dichiarazioni che ho letto, tutte le principali forze politiche condividono tre convincimenti: che siamo davanti a una ondata di antisemitismo, che questo fenomeno debba essere combattuto non solo per tutelare la minuscola minoranza ebraica ma anche perché è un veleno che inquina la nostra vita democratica, che le nuove disposizioni per il contrasto all’antisemitismo debbano salvaguardare il diritto di critica politica al Governo di Israele”. E, poi, sottolinea: “Quest’ultimo punto mi vede particolarmente attenta, visto che io stessa ho spesso criticato aspramente le posizioni e le scelte degli attuali governanti israeliani, arrivando ad esprimere un sentimento di ‘repulsione’”. Secondo Segre, “il testo del ddl all’esame della Camera non presenta da questo punto di vista reali criticità” e “grazie al buon lavoro svolto in Senato, sono stati eliminati dalla proposta di legge sia i contenuti di carattere penale sia i divieti che comparivano in alcuni dei testi iniziali”. La senatrice a vite, poi, ricorda che il documento dell’Ihra a cui il ddl fa riferimento contiene un’inequivocabile precisazione: “Le manifestazioni (di antisemitismo) possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite”. Da arriva qui l’auspicio della Segre a trovare una “convergenza trasversale” e un appello ai vari partiti “affinché compiano un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità, mettendo da parte ogni speculazione e avendo di mira il superiore interesse del Paese”. Secondo Segre, “una lacerazione su un argomento così sensibile danneggerebbe l’immagine dell’Italia e contribuirebbe ad alimentare un clima di intolleranza e di diffusione dell’odio”.

Secco il commento che il presidente del Senato, Ignazio La Russa, rilascia all’Adnkronos:“Io ho sempre considerato con grande attenzione le parole della Segre, mi sorprende che qualcuno faccia finta di non udirle...“. Sulla stessa lunghezza d’onda le parole del senatore azzurro Maurizio Gasparri: “Ho lavorato molto in Senato per la legge contro l’antisemitismo e tutti devono guardare con rispetto alle parole della senatrice Liliana Segre, che ha espresso apprezzamento per il lavoro del Senato e che, invitando a un voto unitario, ha tuttavia definito ‘inessenziali’ proposte diverse in materia”. E ancora: “La legge è chiara e, come è ovvio, ribadisce all’articolo 1 il pieno diritto ad ogni critica politica. La verità è che a sinistra c’è chi non vuole questa legge e non accoglie inviti all’unità”. Anche il deputato di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, capogruppo nella Commissione Affari Costituzionali, ha ringraziato Segre “per il suo appello, così autorevole e importante, volto a promuovere la massima condivisione su una legge fondamentale per combattere un fenomeno odioso e purtroppo in costante aumento”. Urzì si dice soddisfatto per il lavoro svolto in Senato “dove si è riusciti a realizzare un’efficace sintesi tra i testi di maggioranza e opposizione, operando in costante dialogo con le associazioni e le organizzazioni quotidianamente impegnate nel contrasto all’antisemitismo”. Secondo Urzì, “questo percorso ha permesso di approvare un dispositivo con una maggioranza ben più ampia rispetto a quella del solo centrodestra”. Il deputato meloniano auspica, quindi, che il provvedimento sia approvato perché “da più parti se ne sente l’esigenza alla luce dei numerosi casi di antisemitismo”, ma auspica anche che sia preservato “il diritto di critica politica e di espressione del pensiero”, sancito nel primo articolo.

Da sinistra spicca soprattutto la voce di Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele Due popoli due Stati che in questi giorni ha minacciato l’addio al Pd se votasse contro il ddl. “La senatrice afferma che il testo del disegno di legge sull’antisemitismo all’esame della Camera ‘non presenta reali criticità’. È anche il nostro giudizio: il testo può essere votato così com’è”, dice Fiano a proposito dell’appello della Segre. “Se per ottenere il consenso più ampio possibile - prosegue - occorre ribadire espressamente ciò che la definizione Ihra già prevede, e cioè che le critiche a Israele analoghe a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non sono antisemite, si approvi pure l’emendamento che Segre definisce ‘inessenziale’. Resta però fermo,- il punto di partenza: il testo all’esame della Camera non presenta reali criticità”, sottolinea Fiano. L’ex parlamentare, poi, si rivolge al suo partito: “Lo diciamo al Partito democratico e a quanti, anche nel mondo ebraico, hanno sostenuto nei giorni scorsi che questo disegno di legge sia inaccettabile. Ripensateci. Ascoltate Liliana Segre. Le sue parole indicano una chiara indicazione. Il testo può essere ancora più esplicito ma altrimenti va votato”. Fiano, poi, conclude: “Se quella modifica consentirà di raggiungere l’unanimità, tanto meglio. Altrimenti, il disegno di legge venga votato così com’è”.

Molti parlamentari autorevoli del Pd come Piero Fassino, Laura Boldrini, Graziano Delrio e Chiara Braga hanno accolto l’invito della Segre, mentre Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, interpellato dall’agenzia Dire, attacca il campo largo. “Le sue parole hanno un valore enorme, perché richiamano al tradimento dei valori fondamentali dell’antifascismo. Intendiamoci: nulla vieta di condannare la politica del governo di Israele o l’operato di singoli ministri, questo è legittimo”, dichiara riferendosi a quanto detto dalla Segre. E aggiunge: “Ma chi in Aula non voterà questo provvedimento- e mi riferisco alle forze del campo largo come AVS, PD e M5S- scriverà una pagina nera per l’Italia. E conferma che al loro interno ci sono segni evidenti di antisemitismo. Noi difendiamo i nostri diritti di cittadini italiani di religione ebraica. Dobbiamo essere rispettati per quello che siamo, non per quello che gli altri vorrebbero che fossimo. Siamo italiani, conosciamo e rispettiamo la Costituzione”. Secondo Meghnagi, “quelli del campo largo sono i primi a dover essere condannati, è una vergogna. Non mi si venga a dire che tra questi personaggi non vi sia un antisemitismo reale”. E ancora: “Nel Pd c’è un esponente regionale, che tra l’altro anela a una carica importante alle prossime elezioni, che scrive continuamente cose incredibili su Facebook. Per non parlare di politici ormai fuori dal gioco istituzionale come Massimo D’Alema, arrivato a pronunciare frasi del tipo ‘gli ebrei sgozzano i bambini’”.

Commenti