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Dai gazebo digitali a Mosca, la lite infinita fra Pd e 5 stelle

I contiani insistono ma i democratici diffidano e temono una “insalata russa”

Ora Gentiloni fa finta di allargare la borsa Ma i soldi non sono suoi

«Anche se noi accettassimo le primarie online, poi chi decide la piattaforma, che garanzie abbiamo?». Questo è il fronte Pd, e a parlare al Giornale è un deputato che prima di esporsi attende la linea ufficiale della Schlein. Gentiloni invece, a «Otto e mezzo» (La7), è già stato esplicito: «Non vorrei che venisse fuori un’insalata russa», ossia che vi siano interferenze. Ieri mattina, Conte, che ormai anticipa sistematicamente la segretaria su temi e iniziative, ospite di Parenzo all’Aria che Tira (sempre La7), ha insistito: «Noi siamo pronti, abbiamo un progetto, una visione del Paese, non vediamo l’ora di condividerla rispettando i treni del Partito Democratico e degli altri alleati, per confrontarci». Quasi in contemporanea la deputata M5S Baldino ha dichiarato: «Le primarie devono essere aperte e non solo fisiche, nei gazebo ma anche digitali». E i russi? «Se c’è il rischio che votino anche i bot (utenti in realtà inesistenti, ndr)? Assolutamente no. Bisognerà garantire la possibilità di votare in sicurezza, anche online, a chiunque lo desideri». Francesco Silvestri, vicecapogruppo alla Camera, ha un’idea un po’ diversa: «Premetto che parlo a titolo personale», dice al Giornale, «ma io sarei per allestire i gazebo, sì, però anche lì vorrei che si votasse online, con dei tablet o dei computer. Lo dico a garanzia di tutti, sia chiaro, perché ci ricordiamo certi pasticci del passato». Il Pd è più radicato sul territorio, maggiormente abituato alle primarie «di persona». I 5Stelle invece, nati sulla piattaforma Rousseau, ora fanno votare le proposte agli iscritti su SkyVote, una piattaforma che tra i propri clienti – leggiamo sul sito – annovera Rai e Confcommercio. «In caso però dovremmo giocare su un campo neutro», commenta ancora il deputato del Pd che chiede l’anonimato, «eventualmente dobbiamo trovare una piattaforma terza, certificata, non possiamo esporci a rischi». Tra i dem c’è poi chi mette in discussione la veridicità dei voti online dei 5Stelle durante le primarie, ma su questo non c’è alcun riscontro. Ci sono poi i riformisti del Pd, su tutti Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi e Giorgio Gori, che vogliono le primarie allargate e a doppio turno, che nel caso di votazioni digitali aggiungerebbero sospetti ai sospetti.

Intanto esce il risultato del sondaggio Demopolis realizzato per «Otto e mezzo»: le primarie vengono ritenute necessarie da quattro elettori progressisti su dieci. Il 60% ha chiaro che Pd e 5Stelle si scannerebbero su tutto.

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