Daniele non ce l'ha fatta: un'altra vittima del ghanese

Daniele non ce l'ha fatta: un'altra vittima del ghanese

MilanoNon ce l'ha fatta Daniele Carella, troppo devastanti le ferite a colpi di piccone infertegli da Adan Mada Kabobo. Il suo elettroencefalogramma alle 9.50 di ieri risultava piatto e, trascorse le sei ore di legge, i medici di Niguarda lo hanno dichiarato ufficialmente morto. Diventa così, dopo Alessandro Carole, la seconda vittima della furia omicida del ghanese folle che sabato ha seminato il terrore a Milano. E potrebbe non essere l'ultima: anche la vita dell'altro ferito, Ermanno Masini, è appesa a un filo. Senza che ancora ci sia un movente: l'africano è stato interrogato ieri, ma ha solo farfugliato in uno stentato inglese poche parole. «Sento delle voci», ha detto.
E proprio quelle voci lo avrebbero spinto sabato all'alba, tra le 4.30 e le 6.30, ad attaccare sei passanti. Primo ad essere colpito con una spranga Andrea Carfora, 24 anni, poi Francesco Niro, 50 anni, solo feriti, medicati e già dimessi dall'ospedale. Poi, preso un piccone, Antonio Morisco, 56 anni, che riesce a rifugiarsi in casa, Masini, 64 anni, Carole, 40, e Carella, di 21. Tutti raccolti in condizioni disperate tanto che dopo 2 ore veniva accertato il decesso di Carole.
Carella invece ha resistito due giorni, pur con poche speranze di sopravvivenza. Già sabato veniva sottoposto a due interventi chirurgici poi ieri, alle 9.50, i medici hanno dovuto arrendersi: non c'era più attività cerebrale. Alle 14.50 la famiglia ha autorizzato l'espianto degli organi. Daniele, residente nel confinante quartiere di Quarto Oggiaro, lascia i genitori e due fratelli, un gemello e un altro ragazzo di 13 anni. Diplomatosi cuoco all'istituto alberghiero, in attesa di trovare un lavoro come chef, aiutava il padre che distribuiva giornali alle edicole. Sabato mattina presto sono arrivati a Niguarda e si sono divisi i pacchi per fare più in fretta. Terminata la consegna, il padre era tornato al furgoncino. E lì ha trovato il figlio a terra in un lago di sangue. Per un attimo ha pensato a un incidente stradale, poi ha visto l'africano impazzito: «Mi ha guardato torvo agitando il piccone minacciando di colpire anche me. Non ho potuto fare nulla se non attendere che si allontanasse per correre dal mio ragazzo». Dei feriti resta dunque in ospedale ancor Masini, ma anche le sue condizioni sono talmente disperate, i danni cerebrali talmente importanti che i medici disperano di poterlo salvare.
Cosa abbia spinto Kabobo, clandestino di trentuno anni, con precedenti per danneggiamo, furto, rapina, a compiere la strage non è ancora chiaro neppure agli investigatori. Ieri a San Vittore l'africano è stato interrogato per due ore mezzo in carcere ma non sembra abbia fornito spiegazioni al suo gesto anche perché il dialogo è stato piuttosto complicato. Kabobo infatti parla un incomprensibile dialetto locale e si esprime in inglese piuttosto incerto, nonostante questa sia lingua ufficiale del Ghana.
Assistito dall'avvocato d'ufficio, Matteo Parravicini, ha comunque accettato di rispondere alle domande del Gip Andrea Ghinetti. All'interrogatorio di garanzia era presente anche un interprete che ha fatto non poca fatica a tradurre le sue parole. Tra le più intellegibili. «Ho sentito delle voci che mi hanno detto di colpire». Dichiarazione che porta diritti una perizia psichiatrica a breve. Alla fine il magistrato ha confermato l'arresto, ravvisando il pericolo di fuga e la possibile reiterazione del reato. Oltre al duplice omicidio e alle lesioni, il giudice gli ha contestato anche la rapina in quanto a Carella ha sottratto il cellulare. Quasi sicuramente un gesto istintivo. Non era certo questo il movente delle aggressioni, visto che non ha neppure tentato di depredare le altre sue vittime.

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