Def a rischio, scontro governo-banche

Delrio: "Hanno avuto mille miliardi dalla Bce e non hanno dato nulla. Basta ricatti". L'Abi: "Con più tasse meno prestiti"

Def a rischio, scontro governo-banche

Roma - «Le banche hanno ricevuto mille miliardi dalla Bce ma non hanno restituito quasi nulla a famiglie e imprese. Mi vengono a dire che per colpa di questa tassazione che si adegua non danno più il credito? Noi non ci stiamo, è un ricatto che non accettiamo». Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è uno dei pochi esponenti del governo in grado di tenere testa a Matteo Renzi. Ma è anche l'uomo di fiducia del premier. Quindi, se sferra un attacco del genere agli istituti di credito come quello di ieri a Porta a porta, significa che ha un mandato o, quantomeno, ha mano libera su questo fronte. Il duello è iniziato da quando è stato approvato il Def ed è spuntata una copertura inattesa per il taglio dell'Irpef per i redditi inferiori a 25mila euro, cioè il raddoppio della tassazione sulla rivalutazione del capitale di Bankitalia dal 12% al 26%. Le banche hanno protestato e ieri, nel corso di un'audizione parlamentare sul Documento di economia e finanza, il direttore generale dell'Abi Giovanni Sabatini ha spiegato che l'incremento delle tasse sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia «sottrarrebbe un miliardo di liquidità alle banche destinato a fare prestiti a famiglie e imprese». In sostanza l'associazione delle banche ha confermato i timori dei tanti che prevedono, dopo la stretta fiscale sulle quote Bankitalia, un ulteriore restringimento del credito a danno di aziende e famiglie.

«Sono allibito, non ci stiamo, è un ricatto che non accettiamo», ha replicato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Poi ha ribaltato la tesi dell'Abi: «Le banche hanno la capacità, la possibilità, di cominciare a erogare più credito. È ora di cominciare». In realtà anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco sabato scorso aveva spiegato come l'aumento delle tasse che gravano sugli istituti di credito rischi di aggravare il credit crunch. Quella di Delrio è da considerare una offensiva in vista del consiglio dei ministri venerdì che dovrebbe varare il decreto con il taglio dell'Irpef a favore dei redditi più bassi. Ieri il sottosegretario ha anche smentito le voci su una manovra correttiva (che in realtà, almeno per il 2015, è prevista dallo stesso Def). «Siamo molto seri. Il Def è un documento molto prudente e molto pesante». Non la pensa così Forza Italia che ieri ha iniziato un'operazione verità sulla manovra. Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta scrive al Colle e denuncia l'avvicinarsi di una procedura di infrazione contro l'Italia per deficit eccessivo. «Sul Def - ha annunciato - ho scritto al presidente della Repubblica, chiedendogli di vigilare, anche perché la materia ormai è di livello costituzionale». «Dopo la riforma che abbiamo fatto dell`articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio e sulla legge rafforzata di bilancio, non ci si può scostare dai percorsi finalizzati al pareggio, se non attraverso procedure ben precise». Il problema è che da venerdì, ha spiegato Brunetta, ci saranno da coprire «circa 16-17, un punto di Pil. Se così sarà e se così Renzi farà, noi saremo costretti alla procedura d'infrazione».

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