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Divano da 40mila euro al dirigente Asl: tangenti nell’azienda di Bari

L’ingegnere chiese che venissero effettuati i lavori e che venissero garantiti i mobili per il suo appartamento

procura bari

L’ex dirigente tecnico della Asl di Bari Nicola Iacobellis, arrestato a novembre 2024, è al centro di un’ampia inchiesta per corruzione e possibili altri reati. Secondo le accuse formulate dalla Procura, in cambio di appalti e agevolazioni avrebbe ricevuto non solo denaro, ma anche lavori di ristrutturazione e arredi di pregio per la propria abitazione. Tra questi spicca un divano di lusso dal valore particolarmente elevato, si parla di circa 40mila euro, diventato uno dei simboli dell’intera vicenda come misura dell’ampiezza del sistema.

Le indagini della Procura e della Guardia di Finanza hanno ricostruito un sistema consolidato di scambi illeciti che si sarebbe protratto nel tempo. Diversi imprenditori avrebbero fornito utilità concrete (lavori edili, impianti e mobilio di qualità) per ottenere o mantenere contratti nella sanità barese. In un caso, l’impresa che si sarebbe occupata delle forniture di arredi aveva anche ottenuto un importante appalto di ristrutturazione di un ex ospedale. Un altro imprenditore, già noto alle cronache giudiziarie e considerato un punto di raccordo tra il settore privato e i funzionari pubblici, emerge come figura centrale nel meccanismo. Dopo gli arresti di novembre 2024, diversi indagati hanno confessato il proprio ruolo. La Finanza ha contato una quindicina di episodi di mazzette e favori. La Procura ha chiesto misure cautelari per un gruppo di persone tra imprenditori e dipendenti pubblici. Gli interrogatori preventivi sono previsti per il 26 e 27 ottobre davanti al gip.

Le carte dell’inchiesta non si limitano ai contanti e alle ristrutturazioni domestiche. Emergono anche altre forme di “omaggi”. In un episodio, un imprenditore avrebbe sostenuto le spese di un evento privato a favore di un dipendente di una società legata alla sanità. Secondo gli inquirenti, alcuni pubblici dipendenti avrebbero inoltre avuto un interesse personale nella gestione di società di costruzioni che operavano con l’Asl, ottenendo in cambio una percentuale sul valore delle commesse assegnate. Il quadro che emerge è quello di un meccanismo chiaro e ripetuto: per lavorare con la sanità barese bisognava offrire qualcosa in cambio. Non solo denaro, ma anche lavori, arredi, pagamenti personali e quote occultate in imprese appaltatrici. Come ha sintetizzato uno degli imprenditori coinvolti in un interrogatorio successivo all’arresto, “devi dare il regalino, altrimenti non ti fanno più lavorare.

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