A Milano gira un tabù: dopo Beppe Sala, la città vorrebbe un Berlusconi. Non perché manchino i nomi, ma perché a Milano non si elegge un sindaco, bensì si testa un prototipo da Formula 1.
Parigi lanciò Chirac, Roma provò a trasformare Veltroni in uno statista. E Milano, oggi, è la più europea d'Italia e anzi la più europea d'Europa: non per superiorità morale, ma per istinto, fiuto del domani. Qui si «fa» prima ancora di «dire». E allora la fantasia è: Marina.
Solo che Marina Berlusconi non ha alcuna intenzione di «scendere in campo», per fare il verso al papà che cambiò la storia politica italiana per sempre. E come darle torto: la politica è l'unico sport dove ti insultano se giochi e ti processano se vinci. Resta però la suggestione, soprattutto perché due grandi leader donne, non in conflitto tra loro, Meloni e lei, potrebbero diventare scienza e non più fantascienza. Ma siamo nel mondo dell'onirico.
Torniamo al sodo. Nel frattempo, nomi ce ne sono fin troppi: politici navigati, giornalisti con la penna affilata, imprenditori. E poi la proposta scioccante (ma per nulla sciocca) di Daniela Santanchè: Antonio Di Pietro, il pm simbolo di Mani Pulite che mise al tappeto la Prima Repubblica partendo proprio dalla Madunina.
Provocazione o intuizione? Lo capiremo. Una cosa è certa: Milano è tornata laboratorio dopo vent'anni di monopolio a sinistra. E il centrodestra, se vuole provare a vincere, deve scegliere per Milano. Non per se stesso. Tempo ce n'è. Ma nemmeno troppo.