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“Accusato ingiustamente per l’attentato: anche i miei figli hanno sofferto”. La lezione del deputato a Ranucci

Gimmi Cangiano ha ricordato al conduttore di Report che il metodo della sua trasmissione ha messo nel mirino molti innocenti: “Il fango non diventa improvvisamente fango soltanto quando finisce sulla nostra porta”

Cangiano

Sigfrido Ranucci è al centro di una enorme storia giudiziaria, prima ancora che mediatica, relativa all’attentato subito a ottobre 2025 davanti alla sua abitazione. Il conduttore di Report è indubbiamente la vittima e il destinatario di quell’ordigno, che però non è stato messo lì da un suo nemico ma, anzi, sarebbe stato commissionato dal suo migliore amico, Valter Lavitola. Ora Ranucci si lamenta di essere attenzionato e anche oggetto di illazioni e di supposizioni relative alla sua persona e alla sua professionalità e ha ragione a farlo: nessuno dovrebbe permettersi di accusare o millantare accuse verso gli altri, velate o esplicite che siano.

Però questo per anni è stato il cosiddetto “metodo Report” e sono state numerose le persone che ci sono finite in mezzo. Persone che, come Ranucci, hanno genitori e figli a casa a cui dar conto delle accuse, magari solo accennate, ma pur sempre pesanti come macigni, anche quando non c’erano prove a supporto. Tra questi anche l’onorevole Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia, per settimane sospettato di essere coinvolto nei fatti di ottobre 2025. “Ho letto questa mattina le parole di Sigfrido Ranucci sul Corriere e una frase mi ha colpito in modo particolare. Lui dice, vedere il dolore dei miei figli mi ha fatto impazzire. Per me è una sensazione che conosco benissimo perché qualche mese fa sono tornato a casa e ho dovuto spiegare ai miei figli, ragazzini, perché in televisione il volto del loro papà compariva accanto al boss della camorra mentre si parlava di questa storia della bomba”, ha dichiarato Cangiano in un video condiviso sui social, ripercorrendo quei giorni bui, nei quali era stato coinvolto senza capirne il motivo.

“Ho dovuto spiegare ai ragazzi perché una lettera anonima, il mio paese San Marcellino, qualche suggestione alla mia appartenenza a Fratelli d’Italia erano bastati per farmi diventare il possibile mandante di quella bomba. Poi questa storia ha avuto un risvolto diverso, l’uomo arrestato con l’accusa di essere il mandante è Valter Lavitola. Non è un mio amico, non è uno di San Marcellino, non è uno di Fratelli d’Italia, ma è un amico di Ranucci”, ha aggiunto Cangiano, sottolineando l’assurdità di quelle accuse, quando poi si è scoperto che l’uomo ritenuto dalla procura il mandante era attovagliato con Ranucci un giorno sì e l’altro pure. “E tornando ai figli io rispetto il dolore di Ranucci, il dolore dei figli, proprio perché quel dolore l’ho vissuto e l’ho visto negli occhi dei miei figli. E mi sarebbe piaciuto che almeno una volta Ranucci avesse pensato anche alle tante famiglie delle persone sulle quali ha riversato sospetti, insinuazioni, accuse perché dietro un volto mandato in tv non c’è soltanto il politico, l’imprenditore ma c’è una persona, ci sono delle famiglie, ci sono appunto i figli e il dolore dei figli non cambia valore a seconda di chi sia il loro papà oggi”, ha aggiunto l’onorevole.

E Ranucci ha ragione, prosegue Cangiano, quando dice che “vedere qualcuno infangare il padre lo fa impazzire, ha ragione e forse proprio oggi dovrebbe fermarsi un attimo e pensare a quante persone in questi anni sono tornate a casa dopo un servizio di Report e hanno dovuto spiegare alle proprie famiglie, ai genitori, ai figli sospetti, insinuazioni, accostamenti; perché il dolore non vale di più quando riguarda noi e di meno quando riguarda gli altri”. Quindi, conclude Cangiano, “il fango, a mio avviso, non diventa improvvisamente fango soltanto quando finisce sulla nostra porta. Forse questa storia, almeno questo, dovrebbe insegnarlo anche a Ranucci”.

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