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Ecco cosa prevede la “carta etica” imposta ai docenti israeliani a Reggio Emilia

Dopo le polemiche dei pro Pal per la visita dei docenti israeliani, Reggio Children ha presentato lo scorso 6 ottobre un documento etico. Scatenando però la bufera politica

La sede dell'organizzazione Reggio Children, Reggio Emilia, 11 ottobre 2026. ANSA/Handout Reggio Children ++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE � FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++

I movimenti per la Palestina hanno travalicato qualunque limite di buon senso, come dimostra la polemica costruita attorno a Reggio Children, una delle eccellenze mondiali per l’infanzia, visitata di recente anche dalla principessa Catherine Middleton. C’era un progetto, che sarebbe dovuto partire a breve, incentrato sulla pedagogia e sul “metodo Reggio Emilia”, che avrebbe dovuto coinvolgere anche dei docenti religione ebraica. Quando la notizia si è diffusa, il caso è diventato politico, i soliti noti si sono opposti e ora Jewish Insider riferisce che 100 insegnanti ebrei, americani e non, hanno rinunciato.

Il motivo è una “carta etica” che i docenti avrebbero dovuto firmare, prendendo le distanze “dall’occupazione di Gaza e dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani nei territori occupati e in ogni altra parte del mondo”. Non è chiaro se si tratti dello stesso documento che Reggio Children ha presentato il 6 ottobre alla Consulta delle scuole e dei nidi d’infanzia, in cui raccoglie i principi fondanti del Reggio Emilia Approach per essere proposta a chiunque entri in relazione con il sistema educativo reggiano “in un tempo di guerre e di indifferenza”. Una richiesta che non è stata accolta bene, anche per principio. “Le nostre identità sono state rese pubbliche e i nostri profili social personali e istituzionali sono stati esaminati e presentati come prova del nostro sostegno a Israele e all’Idf”, ha dichiarato Pesha Kletenik, responsabile della Manhattan Day School.

Come scuole e nidi d’infanzia, si legge nel documento, “come educatrici e insegnanti, come persone che lavorano nel campo dell’educazione e promuovono i diritti dell’infanzia vi chiediamo di: difendere i diritti umani e la dignità della persona in Italia e nel mondo. Sostenere una società aperta, democratica, pluralista, fondata sulla solidarietà e la convivenza delle differenze; riconoscere l’uguaglianza di ogni essere umano”. L’impegno richiesto e “a fare delle nostre scuole luoghi di libertà di espressione e di incontro e ascolto delle differenze, nonché di pace, riconoscendo nella diversità e nella convivenza una ricchezza da valorizzare. Ci impegniamo a prendere le distanze dalla violazione dei diritti dei bambini e degli esseri umani in ogni territorio occupato in ogni parte del mondo”.

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