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Emilia, sanità flop: buco di 70 milioni anche con il ticket. La tac? Tra un anno

A Bologna disavanzo record e solo due ambulanze. Crediti non riscossi: + 180% in un anno. Migliaia di ricette elettroniche ferme

Bologna, la verità dalla bodycam. Il video inizia col pugno di Fakir

In una regione che, da oltre un anno, ha imposto ai cittadini un ticket sui farmaci ti aspetti dei conti scintillanti, o quanto meno in ordine. In Emilia Romagna non è così, l’emorragia finanziaria sembra incurabile. Insomma, 2,20 euro da pagare su ogni confezione di medicinali non sono poco, soprattutto se si considera che, appena oltre il confine emiliano, questa tassa non c’è. Ma il sacrificio richiesto a chi si cura non basta a colmare le voragini delle Asl.

La situazione dei bilanci è questa: il deficit sanitario si aggira sui 70 milioni di euro. Nel 2024 era di 194 milioni, quindi un miglioramento c’è, come certifica la Corte dei Conti. Però nessuno si sente di applaudire. Se provi a prenotare una tac oggi, te la fissano per il mese di maggio 2027. E se provi a ottenere una visita cardiologica o oculistica, ti viene detto che le liste sono sospese. Nemmeno le ambulanze funzionano come dovrebbero e arrivano in ritardo. Il caso di Abderrahim Fakir, il marocchino morto a Bologna lo scorso 19 luglio in seguito a un intervento della polizia, e per il quale si è sospettato un intervento non tempestivo dei soccorsi, ne è la prova: «Per questo è importante capire - spiega Pietro Vignali, capogruppo di Fi in Regione - se il ritardo del 118 sia dipeso dalle procedure o dalla disponibilità limitata dei mezzi. Nella città di Bologna sono operative solo due automediche per 388mila residenti. Per legge il rapporto consigliato è una ogni 60mila abitanti».

Ecco, appunto, Bologna: alla Asl il disavanzo sfiora i 20 milioni di euro. Il gruppo di Fdi in Regione chiede chiarimenti, soprattutto per capire come sia possibile un’inversione di tendenza così drammatica rispetto al pareggio dell’anno precedente: «È sconcertante il dato sui crediti aziendali - spiega la capogruppo Marta Evangelisti - L’Ausl accumula oltre 54 milioni di euro di vecchi crediti non riscossi, risalenti persino al 2020 e anni precedenti, con un aumento anomalo del +180% nell’ultimo anno. A questo si aggiunge il paradosso della Regione Emilia-Romagna, che risulta a sua volta debitrice verso l’Azienda sanitaria bolognese per oltre 9 milioni di euro». Perché? «Per far fronte alla mancanza di liquidità - l’Ausl è dovuta ricorrere a prestiti bancari e anticipazioni di tesoreria per 39 milioni di euro, bruciando quasi 100mila euro di soldi pubblici in soli interessi passivi. Nel frattempo, quasi il 17% delle fatture ai fornitori, per un valore superiore a 150 milioni di euro, viene saldato oltre i tempi di legge, strozzando le imprese del territorio e innescando contenziosi legali e penali a carico della sanità pubblica».

Per quanto il team di De Pascale narri di una sanità eccellente, ci sono punti oscuri su cui è necessario fare luce. Perché a quanto pare vengono dimenticate intere categorie di pazienti. Un esempio? La prescrizione telematica di farmaci anticoagulanti: 80mila pazienti, soprattutto anziani e fragili, affetti da fibrillazione atriale. Persone che non possono interrompere la terapia. Eppure è accaduto questo: il 9 luglio l’Aifa ha eliminato l’obbligo del piano terapeutico ma i sistemi informatici dei medici di famiglia non sono stati aggiornati in tempo e continuerebbero a richiedere l’inserimento dei vecchi piani terapeutici. «Una situazione gravissima e pericolosa» segnala Vignali perché le ricette elettroniche risultano bloccate.

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