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È morta Emma Bonino, storica leader del Partito radicale e attivista dei diritti civili

Emma Bonino, storica leader del Partito Radicale, è morta oggi all’età di 78 anni e si è ‘ricongiunta’ a Marco Pannella dopo aver speso un’intera vita nelle battaglie per i diritti civili

Emma Bonino è morta

Attivista dei diritti civili, commissario europeo e ministro. Emma Bonino, la donna simbolo delle battaglie dei radicali italiani, se n’è andata, ha raggiunto Marco Pannella.

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, la Bonino, dopo la maturità, si trasferisce a Milano. Nel 1972 si laurea in lingue e letteratura moderna alla Bocconi con una tesi su Malcom X e, tre anni dopo, entra in politica. “Adoro la mia famiglia, eppure ho voluto a tutti i costi abbandonarla, abbandonare Bra per scappare a Milano”, ha raccontato nel 2010 nella sua autobiografia Alfabeto Bonino. Parlando di quegli anni, rivela: “Mi rimane solo il rimorso di non aver saputo spiegare questa mia lunga fuga a mio padre, che la prese malissimo, tanto più che secondo lui non era detto che una ragazza dovesse fare l’università (per fortuna mi ha aiutato mia madre)”.

La battaglia per la legalizzazione dell’aborto

L’impegno civile prevale su tutto il resto e nel 1973 è tra i fondatori del Cisa, il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e, poco, si autodenuncia per procurato aborto. “Negli anni 70 – racconta la Bonino nel suo libro - le donne avevano solo due modi per fare un’interruzione di gravidanza: ricorrere ai “cucchiai d’oro”, ovvero medici che facevano pagare cara la loro prestazione, oppure rivolgersi alle “mammane”, signore che praticavano aborti con sistemi artigianali, che spesso portavano a setticemie quando non alla morte. Noi radicali, per vincere la nostra battaglia, abbiamo portato avanti una lunga campagna di disobbedienza civile, e aiutavamo le donne ad abortire attraverso ambulatori e centri con la costante presenza di medici. Clandestini sì, ma attrezzati e sicuri”. La Bonino entra in Parlamento, a soli 28 anni, nel 1976 quando i Radicali si presentano per la prima volta alle elezioni ed eleggono anche Marco Pannella, Mauro Mellini ed Adele Faccio. Per Sandro Pertini: “Emma Bonino è il monello di Montecitorio!”.

L’ingresso della Bonino in Parlamento

Nel 1978 è lei una delle più attive a chiedere le dimissioni del Presidente Giovanni Leone, ingiustamente accusato dalla giornalista Camilla Cederna per lo Scandalo Lockheed, e solo vent’anni dopo gli porgerà una lettera di scuse firmata anche da Marco Pannella. Sempre in quell’anno, però, arriva la prima vittoria con l’approvazione della legge 194 che legalizza l’aborto in Italia. Una vittoria per i laici, l’inizio di uno sterminio di bambini per i cattolici. L’anno successivo la Bonino fa il suo ingresso al Parlamento europeo e inizia nuove battaglie civili come quella contro la fame nel mondo e, nel 1986, incontra Papa Giovanni Paolo II per affrontare proprio questa tema. In quello stesso anno, per dare visibilità alle sue battaglie, sulle emergenti reti Fininvest di Silvio Berlusconi si rende disponibile anche a danzare.“Ballando il boogie e il tango ho ottenuto da Canale 5 alcuni minuti per trattare, sia pure, brevemente, alcuni temi del Partito radicale. Adoro il ballo. Da ragazza ero un campione di boogie”, racconta ancora nella sua autobiografia.

La Bonino nominata commissaria europea

Ma la politica, per lei, è un qualcosa di molto serio che trascende i confini nazionali e nei primi anni ’90 è tra i fondatori del Partito radicale transnazionale. Nel 1994 viene eletta deputata tra le insegne di Forza Italia e, l’anno successivo, l’allora premier Silvio Berlusconi la indica come commissaria europea per gli aiuti umanitari e per la tutela dei consumatori. È in questi anni che si dedica maggiormente a temi come la fame nel mondo, la moratoria sulla pena di morte, la liberazione del Tibet dal dominio cinese e la guerra nella ex Jugoslavia.“Può sembrare paradossale, certamente amaro se ‘da convinta nonviolenta quale sono da sempre’ mi ritrovo a condividere, se non addirittura a invocare, l’uso della forza da parte della comunità internazionale per mettere fine ai crimini contro l’umanità che vengono impunemente perpetrati in un angolo d’Europa chiamato Bosnia”, scrisse in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera a pochi giorni dalla sua nomina dopo aver visitato Sarajevo.

La Corsa al Quirinale e le esperienze da ministro

“Con il mio incarico in Europa credo di aver fatto capire agli italiani che gli incarichi europei non sono un ricovero per pensionati o un cimitero per gli elefanti, ma posti di responsabilità”, scrisse nel 2010 la Bonino. Alle elezioni europee del 1999 la Lista Bonino ottiene l’8,5% e, sempre nello stesso anno, un sondaggio Swg mostra il 31% degli italiani avrebbe voluto che l’allora commissaria europea fosse eletta Capo dello Stato. “Per fare il presidente della Repubblica in Italia bisogna avere 80 anni. Io ne ho appena 60 e dunque ho vent’anni di tentativi davanti”, scrisse ironicamente la Bonino nella sua autobiografia ma, sette anni dopo, nemmeno la nascita del ‘Comitato Emma Bonino Presidente’ la aiutò a salire al Quirinale. Torna in Parlamento nel 2006 con la Rosa nel Pugno, la lista con cui i radicali e i socialisti si presentarono insieme in coalizione con l’Unione di Romano Prodi che, dopo la vittoria, la nomina ministro del Commercio e delle Politiche Europee. Due anni dopo il governo cade, si torna alle urne che sanciscono la vittoria di Berlusconi e la Bonino, candidata col centrosinistra, viene eletta vicepresidente del Senato. Nel 2010 perde le Regionali del Lazio contro Renata Polverini e nel 2013, sotto il governo di Enrico Letta, diventa ministro degli Esteri.

La battaglia contro il tumore

Nel gennaio 2015, a 67 anni, la Bonino, dai microfoni di Radio Radicale, annuncia di aver un tumore al polmone sinistro e, di conseguenza, il ritiro dalla politica attiva. A maggio rivela che il ciclo di chemioterapia cui si era sottoposta aveva funzionato e il tumore era in fase di remissione. A luglio Marco Pannella “la espelle” dal Partito Radicale, dichiarando: “Emma Bonino si comporta come se si fosse dimessa dal partito. Lei non opera più da militante ed esponente radicale. Ha contatti con tutto il mondo tranne che con noi. Tanto per lei il problema è di continuare a fare parte del jet set internazionale”. Una lite momentanea che non ha intaccato la stima che entrambi si riconoscevano. Quando Pannella morì, la Bonino dichiarò: “Credo che ora molti dovrebbero riflettere, ora che non è più in vita, sui suoi meriti e la sua presenza nella storia di questo Paese”. L’ultima polemica risale al febbraio 2017 quando i vertici del Partito Radicale sfrattano i Radicali italiani di Emma Bonino e Riccardo Magi dalla storica sede di Largo Argentina, a due passi dal Pantheon. Nel 2018 cambia idea e decide di guidare la lista +Europa, alleata del Pd di Matteo Renzi, che ottiene un lusinghiero 2,5% e la Bonino viene eletta in Senato dopo aver vinto la battaglia elettorale nel collegio uninominale di Roma 1. Nel 2019 vota contro il Conte-bis dopo che aver spinto il suo partito a non aderire alla nuova maggioranza ‘giallorossa’. Nel 2022 si ricandida alle Politiche e non viene eletta, mentre due anni dopo si ripresenta con la lista Stati Uniti d’Europa per un seggio a Bruxelles, ma fallisce anche l’obiettivo di tornare al Parlamento Europeo. Nell’ottobre 2024 viene ricoverata per problemi respiratori e, una volta dimessa, riceve a casa sua la visita di Papa Francesco, suo grande amico. Il 30 novembre 2025, Bonino torna d’urgenza in ospedale al pronto soccorso del Santo Spirito in codice rosso e, una volta stabilizzata, il giorno dopo viene trasferita all’ospedale di Roma San Filippo Neri per curare la sua insufficienza respiratroria.

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