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"Fondi per sistemare gli alloggi sfitti. Favoriamo chi lavora con un Piano casa"

L’assessore regionale Paolo Franco: "Destinati a chi ha un Isee fra 14 mila e 40 mila euro"

"Fondi per sistemare gli alloggi sfitti. Favoriamo chi lavora con un Piano casa"
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Paolo Franco, assessore a Casa e Housing sociale di Regione Lombardia, lunedì porterà in giunta un bando per il ceto medio, destinato a chi, pur lavorando, si è impoverito e non può più permettersi di risiedere in città o nei comuni del territorio.

«A chi ha un reddito Isee compreso fra 14mila e 40mila euro. È per i lavoratori che fanno funzionare la regione. Le case popolari, 50 anni fa, erano nate per loro, poi - e non è colpa di nessuno - nell'Aler sono confluite le situazioni di disagio sociale. Destiniamo 96 milioni di euro a chi ha appartamenti vuoti da ristrutturare. Regione finanzia mille euro al metro quadro a condizione che questi alloggi siano dati in affitto a un canone inferiore a quello di mercato».

Di quanto inferiore?

«Dipende dai comuni e dalle zone. Se il canone a norma di legge è 900 euro, questo dovrà essere di 800. E poi, fondamentale, occorrerà rispettare un vincolo di affitto di 20-25 anni, non necessariamente allo stesso locatario, per evitare che dopo tre anni i prezzi salgano. Un esempio di collaborazione pubblico-privato».

Aveva già presentato un bando simile l'anno scorso.

«Sì, pari a 18 milioni di euro. Le condizioni prevedono che la ristrutturazione debba avvenire in un anno e mezzo. A giugno ci saranno 348 appartamenti e 62 posti letto in Lombardia sul mercato alle condizioni che ho spiegato. Con i 96 milioni stanziati quest'anno avremo 2.500 alloggi entro 18 mesi - quando sarà concluso l'iter di approvazione - che verranno poi ristrutturati nel successivo anno e mezzo».

A quale modello vi siete ispirati?

«Il Piano casa del governo assegna 10mila alloggi l'anno in tutta Italia per i prossimi 10 anni. Il nostro è a suo modo unico in Europa, fa tesoro delle mancanze dei precedenti. Chiarisco: il limite dei 20-25 anni impedisce che si debba tenere un appartamento a canone calmierato per sempre. Con il Piano Fanfani si restava a vita in un alloggio a 300mila lire evitando di migliorare il proprio status. Così invece si favorisce il ricambio sul lungo periodo».

Chi può partecipare al bando e da dove arrivano i finanziamenti?

«Enti, Fondazioni, imprese, Terzo settore, aziende sanitarie che ricevono lasciti. Se un comune sa che esistono questi bandi sa che può far fruttare un'eredità. I fondi sono quelli europei sulla riprogrammazione. Mi sto adoperando a cercarli anche per i prossimi anni perchè il nostro Piano diventi duraturo».

Qualche altra regione potrebbe copiarvi.

«Abbiamo studiato una soluzione che non porti a consumare suolo; che crei indotto e incida sul Pil; che è tempestiva (non si può costruire una casa in 18 mesi) e che favorisca l'insediamento di lavoratori e famiglie a macchia di leopardo sul territorio evitando i problemi di sicurezza di alcuni quartieri».

Quali novità sulla sicurezza?

«Bilancio positivo dell'esperienza iniziata nel settembre 2024 in tre zone a rischio: San Siro, Gratosoglio e Corvetto dove, in media due volte al mese, si verificavano occupazioni abusive.

Ci sono guardie armate h24 che presidiano i condomini, rassicurano gli inquilini e custodiscono le chiavi delle cantine (diventati covi di merce abusiva). I residenti si sentono più tranquilli e non ci sono state più effrazioni. Stiamo dando un messaggio: si può fare. Diamo risposte a chi ci chiede sia rispettato il proprio diritto ad abitare»

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