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Parigi respinge la cittadinanza a Francesca Albanese: "Non possiamo premiare posizioni radicali"

Bocciata la mozione di La France Insoumise: "Parigi non può premiare posizioni radicali". Ma la relatrice Onu esce dalla lista nera Usa

Parigi respinge la cittadinanza a Francesca Albanese: "Non possiamo premiare posizioni radicali"
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Nelle ultime ore, Francesca Albanese, relatrice dell’Onu per la Palestina, è stata al centro di un ennesimo caso diplomatico, perché il Consiglio di Parigi ha respinto con 76 voti a favore della bocciatura e 48 contrari la proposta presentata da La France Insoumise per conferire la cittadinanza onoraria della città. Hanno bocciato la proposta i gruppi MoDem, Renaissance e socialisti e repubblicani. A favore del conferimento della cittadinanza hanno invece votato Verdi, La France Insoumise e i comunisti. Sandro Gozi, consigliere di Parigi in quota MoDem ed eurodeputato di Renew Europe, ha contestato duramente la proposta: “La cittadinanza onoraria di Parigi non può diventare uno strumento militante né un simbolo di radicalizzazione politica. Come può una grande capitale europea, città del dialogo e dell'universalismo, onorare una personalità che da anni moltiplica dichiarazioni partigiane e provocazioni ideologiche?”. Il consigliere ha poi fatto l’elenco delle dichiarazioni di Albanese in questi anni, evidenziando tutte quelle palesemente provocatorie ed eccessive, che le hanno portato critiche feroci a livello internazionale, citando anche l’episodio avvenuto a Reggio Emilia, quando Albanese interruppe pubblicamente il sindaco dopo un riferimento alla soluzione “due popoli, due Stati” e alla liberazione degli ostaggi israeliani.

Intanto, gli Stati Uniti hanno definitivamente revocato le sanzioni imposte lo scorso luglio da Marco Rubio. Un avviso pubblicato sul sito web del Dipartimento del Tesoro ha ufficializzato la rimozione dalla lista nera costatale un blocco a livello globale con l'impossibilità di usare le principali carte di credito o l'effettuazione di ogni transazione bancaria. L’atto segue la decisione del giudice Richard Leon del District di Columbia, che aveva accolto la richiesta di un'ingiunzione preliminare contro le sanzioni.

In base al suo giudizio, l'amministrazione Trump aveva con ogni probabilità violato i diritti di Albanese garantiti dal Primo Emendamento quando le aveva imposto le sanzioni a luglio del 2025. “La tutela della libertà di parola è 'sempre' nell'interesse pubblico”, ha scritto Leon nel parere che accompagnava la sua ordinanza. Negli ultimi anni Albanese ha accusato Israele di “genocidio” e “violazioni dei diritti umani a Gaza”, segnalando alcuni anche funzionari alla Corte Penale Internazionale per l'eventuale processo, incluso il premier Benjamin Netanyahu.

Il segretario di Stato Marco Rubio, nell'annunciare le sanzioni contro Albanese a luglio del 2025, aveva espresso pensanti giudizi tra cui quelli su un “antisemitismo sfacciato”, su “un sostegno al terrorismo” e sull'aperto “disprezzo nei confronti degli Stati Uniti, di Israele e dell'Occidente”. Albanese si è sempre difesa, respingendo ogni accusa.

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