Francesco rinuncia al Palazzo dei Papi

Resterà a Casa Santa Marta, che ospitò i cardinali per il Conclave: più sobrietà e meno isolamento. LA RESIDENZA

Francesco rinuncia al Palazzo dei Papi

L'anticipazione è apparsa ieri mattina su un quotidiano argentino, La Nación, ed è stata confermata dalla Sala stampa vaticana. Papa Francesco per ora non si sposta da Casa Santa Marta, l'edificio che ha ospitato i cardinali durante il conclave. Nessun trasferimento al terzo piano del Palazzo apostolico dove hanno vissuto i Papi negli ultimi 150 anni. Jorge Mario Bergoglio per ora continuerà la vita semplice e normale che conduceva nell'arcivescovado di Buenos Aires, dove gli bastavano un paio di stanze con cucina.

L'appartamento privato dei Pontefici è vuoto dal 28 febbraio, giorno in cui fu sigillato dopo la partenza di Benedetto XVI. Il 14 marzo il nuovo Papa ha tolto i sigilli e il Vaticano ha fatto eseguire alcuni piccoli lavori, una tinteggiatura e poco più. In due settimane scarse l'alloggio è tornato disponibile, ma Francesco preferisce restare dove si trova da martedì 12, giorno di inizio del conclave. Casa Santa Marta non è un edificio vuoto: abitualmente vi risiedono una cinquantina tra sacerdoti e vescovi di Curia sloggiati per l'elezione del Papa. Le altre stanze (in tutto 120, quanti i cardinali elettori) sono a disposizione di ecclesiastici di passaggio a Roma o personalità ospiti del Vaticano.

Ieri mattina proprio i residenti abituali erano presenti alla messa delle 7 che Bergoglio celebra nella chiesa della Casa (nella breve omelia ha detto che la misericordia divina arriva come «la carezza del Signore») sedendosi al termine nell'ultimo banco per qualche altro momento di preghiera. A loro il Papa ha rivelato l'intenzione, per ora, di non trasferirsi. L'unica novità è che Francesco ha abbandonato la stanza assegnatagli per sorteggio prima del conclave, la 207, per occupare la «suite papale», un alloggio più grande con un locale dove lavorare e un salottino di ricevimento. Non è escluso, come ha fatto intendere padre Federico Lombardi con una battuta scherzosa, che il Papa abbia lasciato la 207 soltanto perché «magari nel frattempo è tornato chi la occupava prima del conclave».

Più che la povertà, Jorge Bergoglio sottolinea con questa decisione la volontà di non isolarsi, di condurre una «vita condivisa». Così ha spiegato il portavoce vaticano: il Papa «ha scelto una forma di abitazione molto normale e semplice in convivenza con altri membri del clero» con i quali pranzare, cenare, magari trascorrere qualche altro momento e celebrare la messa mattutina in uno spazio più ampio della piccola cappella dell'appartamento privato. Egli comunque utilizza i locali del Palazzo apostolico per le udienze e per affacciarsi all'Angelus domenicale.

Padre Lombardi ha spiegato che la decisione vale «fino a nuovo ordine». D'altra parte, i Papi hanno avuto moltissime dimore diverse. Nell'antichità trovarono rifugio anche nelle catacombe; dal IV secolo e per mille anni la sede ufficiale fu il Laterano, la cattedrale di Roma. Fu Innocenzo III nel XIII secolo a fare costruire una residenza sul colle Vaticano, vicino alla tomba di San Pietro, ma nel frattempo i Papi abitarono a Viterbo, Orvieto e varie altre località. Tornati in Italia dopo la cattività di Avignone, molti Pontefici scelsero i rispettivi palazzi cardinalizi (come Palazzo Venezia) o ville urbane, mentre Giulio II si piazzò nelle stanze vaticane affrescate da Raffaello. L'attuale Palazzo apostolico fu eretto da Sisto V alla fine del XVI secolo, tuttavia per tre secoli i Pontefici venivano incoronati al Laterano e vivevano al Quirinale, sede del governo curiale distinta da quella religiosa di guida della cattolicità. Soltanto nel 1871, con la caduta dello Stato pontificio, il Palazzo apostolico vaticano è diventato anche dimora del Papa.

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