"In ginocchio per leggi e tasse Stavolta blocchiamo il Paese"

Il leader degli autotrasportatori autonomi: 130mila imprese chiuse, 180mila disoccupati. "Equitalia ci strozza"

"In ginocchio per leggi e tasse Stavolta blocchiamo il Paese"

Fuori giri. Il motore dell'economia italiana, l'autotrasporto, stressato da mille ostacoli va fuori giri. I camion si mettono di traverso e bloccano quella stessa Italia da cui sono stati bloccati con leggi, ottuse, vessazioni ingiustificate, tasse insostenibili. E la protesta monta. «E monterà sempre di più - sbotta Augusto Zaccardelli, 43 anni, capo del Movimento autonomo degli autotrasportatori - perché siamo oltre il limite della sopportazione. Movimento dei Forconi o no, la gente si sta accodando a noi perché non è possibile continuare così. Lo Stato non ci consente nemmeno di sopravvivere, le aziende chiudono, i predatori di Equitalia ci inseguono come fossimo tutti disonesti. No, non ci fermeremo, non ci fermeranno».

Da quando non ne potete più, Zaccardelli?

«Da oltre dieci anni. Da quando è stata introdotta la liberalizzazione delle licenze e le piccole e medie aziende, come quella che avevo anch'io, dall'oggi al domani si sono trovate con il loro capitale azzerato. Valeva 40 milioni per ogni camion la nostra licenza e così, per esempio, uno come me che aveva sette camion poteva contare su un discreto capitale. Poi la liberalizzazione ha dato il primo colpo di piccone al nostro patrimonio e ha innescato il cannibalismo di un mercato che, da quel momento, è stato caratterizzato solo da costi e non più da ricavi. E io, come tanti altri, ho dovuto chiudere».

Dopodiché anche Equitalia ci ha messo del suo...

«Certo, e pesantemente, visto che nel 2008 gli espertoni hanno pensato bene di introdurre gli studi di settore. Una forzatura che significa imposizione a priori. Tu fai questo lavoro, quindi devi per forza guadagnare tot, quindi devi per forza pagare tot di tasse, altrimenti sei un evasore e io ti multo. È esattamente ciò che accaduto a me, quando mi è arrivato un accertamento con il quale i soloni di Equitalia sostenevano che il mio fatturato avrebbe dovuto essere di 130mila euro e che io conducevo una vita lussuosa e dispendiosa. Peccato che, nell'anno dell'accertamento, la mia committenza non mi avesse commissionato alcunché a causa di un fermo tecnico, e peccato che il mio lusso si limitasse ad una Panda 750. Sa come è finita? Che mi hanno multato per 75mila euro».

Dunque: costi aumentati, tasse insostenibili e concorrenza sleale: morale?

«Morale da 400mila piccole e medie aziende dell'autotrasporto ben 130mila hanno dovuto chiudere i battenti e i disoccupati nel nostro settore sono oltre 180 mila... E pensate all'indotto, a tutte quelle persone che hanno perso il lavoro perché con i camion ci lavoravano. Vale a dire carrozzieri, gommisti, autofficine specializzate, produttori e rivenditori di pezzi di ricambio. Ci hanno messo in ginocchio e adesso noi vogliamo far capire una buona volta che se ci fermiamo noi si ferma anche l'Italia, perché è un Paese dove quasi tutto viaggia su gomma».

E la concorrenza sleale?

«Drammatica, visto che le scellerate leggi che abbiamo e l'ancor più scellerata tassazione hanno costretto quelle aziende che sono riuscite a non fallire ad arruolare gli autisti dei camion nei Paesi dell'Est. Perché se un autista da noi costa, supponiamo 50, 55mila euro, in Romania lo paghi 15mila. Quindi ecco che sono arrivati dall'Est a guidare i nostri camion e che in molti casi sono i nostri camion e le nostre imprese che hanno deciso di traslocare a Est. Ma non è tutto perché molte aziende italiane si sono rivolte alle agenzie di lavoro interinale dell'Est per assumere autisti italiani in mobilità a patto che accettassero il trattamento economico di cui si accontentano gli autisti rumeni, bulgari eccetera. Una situazione paradossale».

Progetti per il futuro?

«Intanto non mollare. I blocchi continueranno fino a quando non ci troveremo davanti a proposte concrete. Abbiamo fatto noi da banca alla banche in questi anni. Con i nostri soldi, con i nostri risparmi. Abbiamo persino accettato di pagare interessi passivi spropositati pur di rimanere a galla. Ma quanti di noi tra l'indifferenza della gente, hanno deciso di farla finita perché non ce la facevano più? E anche se la frutta, la verdura o gli alimenti non arriveranno per colpa dei nostri blocchi siamo sicuri che la gente capirà. Perché siamo in tanti, in troppi, ad essere stanchi di pagare anche per chi non paga mai».

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