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Grand Hotel Plaza in vendita, Zampolli: “Conte mi ha parlato dell’albergo del suocero”

Libero ha sentito l’emissario di Trump in Italia, il quale dice di conoscere “persone molto ‘liquide’” che potrebbero comprare in contanti l’hotel del suocero dell’ex premier

Conte e Zampolli

Giuseppe Conte divide da tempo il suo impegno tra l’attività politica come leader del Movimento 5 Stelle, e ora potenziale candidato alla guida della coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni del 2027, e il supporto nella gestione del patrimonio immobiliare legato alla famiglia della compagna, Olivia Paladino. Principale centro delle attenzioni, come spiega il quotidiano Libero, è la potenziale vendita del Grand Hotel Plaza, storica struttura di via del Corso a Roma, gestita per decenni da Cesare Paladino insieme alle figlie Cristiana e Olivia.

Il gruppo societario riconducibile ai Paladino sta attraversando una fase di complessa riorganizzazione aziendale e finanziaria. A febbraio le due principali società della holding, la Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio srl e la Immobiliare di Roma Splendido srl, sono state poste in liquidazione su iniziativa di Cristiana Paladino con l’obiettivo di far fronte ai debiti accumulati. Un successivo progetto di fusione, presentato a fine luglio, prevede l’incorporazione delle varie entità del gruppo all’interno dell’Agricola Srl, concentrando in un solo soggetto gli attivi, compreso l’hotel, e le passività, tra cui spiccano 29 milioni di euro di debiti tributari accumulati dalla Unione Esercizi Alberghieri di Lusso srl. Restano inoltre da liquidare 12 milioni di euro complessivi, oltre alle spese legali, all’ex socio e fratellastro Shawn Shadow entro un arco di 36 mesi.

Per far fronte al quadro finanziario, la proprietà ha messo sul mercato il Plaza e l’incarico di reperire un acquirente è stato conferito a un’agenzia immobiliare e all’avvocato Matteo Di Raimondo, docente alla Luiss e marito di Cristiana Paladino, con un mandato in scadenza a ottobre. Nei confronti degli investitori viene presentata una bozza di offerta non vincolante per definire i termini della trattativa, documento che, stando a quanto risulta al quotidiano Libero, vedrebbe la consulenza tecnica e legale dello stesso Conte, che avrebbe anche fissato le condizioni per la due diligence. Ma riguardo al coinvolgimento dell’ex premier, Di Raimondo a Libero ha dichiarato: “Non mi risulta. Certo è il compagno di Olivia ed è un avvocato, quindi è normale che possa aiutare a fare dei ragionamenti, ma non ha un ruolo attivo in questa vicenda”. Alla domanda sulle garanzie dell’accordo, aggiunge: “Si può arrivare a sposare una persona in tanti modi, anche senza un accordo prematrimoniale”

Tra le piste esplorate per la vendita, stando al quotidiano di via dell’Aprica, compare il contatto diretto tra Giuseppe Conte e l’imprenditore italo-americano Paolo Zampolli, legato a doppio filo con Donald Trump. Raggiunto sull’argomento da Libero, Zampolli ha definito la struttura un palazzo fantastico che deve essere venduto al prezzo giusto, aggiungendo: “Se mi offrissero 300 milioni cash io li prenderei subito”. Confermando un incontro con Conte a pranzo a Roma, Zampolli ha spiegato di non essere “andato a parlare di politica con Conte a quella colazione. Abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo e lui ha precisato: ‘Guarda, l’hotel non è mio, è dei familiari della mia signora’”. Ha negato di essere impegnato attivamente nella ricerca di un compratore ma ha detto di conoscere “persone molto ‘liquide’ che potrebbero comprare il Plaza a occhi chiusi cash”. Un cliente, secondo il quotidiano, ci sarebbe già a Zampolli lo definisce “uno dei più seri che si possano trovare al mondo”. Quindi l’amico di Trump ha spiegato di essere impegnato nella vendita “di circa 400 palazzi del governo americano” e che per il prezzo dell’hotel “Conte non si è sbilanciato, però mi ha riferito che si parla di grosse cifre… Ma 325 per me sono fuori mercato”. Libero riferisce anche che ci sarebbe stata un’offerta da 310 milioni da parte di una società di investimento privato con sede a Londra, che però non sarebbe stata ancora accettata. A rappresentare la società inglese è l’avvocato Andrea Mazziotti, ex parlamentare e vicesegretario di Azione: “Non sono autorizzato a dire nulla. Con il cliente ho un impegno di riservatezza su tutto e quindi non posso parlare di offerte, di operazioni non chiuse, eccetera”.

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