Il compleanno dei 90 anni di Silvio Berlusconi si divide tra la memoria privata della famiglia e quella, ancora profondamente politica, di Forza Italia. Da una parte a Villa Certosa, si ritrovano figli, amici e storici collaboratori per un pranzo di famiglia, un grande rendez-vous degli affetti. Dall’altra a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, il partito celebra il fondatore con una festa dal titolo La seconda giovinezza di Silvio Berlusconi. Due appuntamenti diversi, ma legati dalla stessa idea: ricordare il Cavaliere guardando a ciò che della sua esperienza continua a vivere nel presente.
A Villa Certosa arrivano Marina, Pier Silvio, Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi, Fedele Confalonieri, Gianni Letta, Marcello Dell’Utri, Adriano Galliani, il fratello Paolo e Marta Fascina. Ci sono i cinque figli e i nipoti, per un momento familiare che prevede anche una messa in ricordo. Un ritrovo nel luogo più intimamente legato al Berlusconi privato, quello delle estati in Sardegna, ma anche degli incontri con amici e leader internazionali.
A Napoli, invece, il ricordo assume i colori e i simboli della sua storia politica. Maurizio Gasparri e Fulvio Martusciello organizzano una festa partecipata, con una maxi torta decorata con il simbolo di Forza Italia e con l’immagine diventata celebre di Berlusconi che, a Servizio Pubblico, pulisce la sedia sulla quale era seduto Marco Travaglio. In sala scorrono le immagini dei grandi appuntamenti della sua carriera: Putin e Bush, Obama e Merkel, Sarkozy, il contratto con gli italiani firmato a Porta a Porta, il predellino di piazza San Babila.
Berlusconi, dice Gasparri, «riesce in qualche modo a essere un innovatore anche di un tempo che non vive fisicamente». E il suo nome, aggiunge, non deve essere tolto dal simbolo di Forza Italia. Per Martusciello «Silvio Berlusconi è stato un grande uomo del dialogo», sostenendo che non gli sarebbero piaciuti «i toni» e le parole di Roberto Vannacci.
Il punto di raccordo tra memoria e presente è Antonio Tajani. Il leader di Forza Italia definisce Berlusconi «un grande visionario», capace di «servire l’Italia con il sole in tasca» e parla di una «bussola» lasciata al partito. Ma soprattutto ne sottolinea la dimensione internazionale: Berlusconi «l’europeo», «l’occidentale», convinto che Europa e Stati Uniti fossero indissolubilmente legati. Poi c’è l’aneddoto, che restituisce il Berlusconi delle conversazioni private. Tajani, juventino dichiarato, racconta che il Cavaliere non gli chiedeva di passare al Milan. Anzi: «Non cambiare mai, perché chi tradisce una volta tradisce sempre».
Intorno alla figura del fondatore si moltiplicano i ricordi. Ignazio La Russa lo definisce una figura capace di segnare un «prima e un dopo». Matteo Salvini ricorda «un grande italiano» e la sua idea della libertà come valore fondamentale. Stefania Craxi parla di un innovatore capace di raccogliere la sfida della modernizzazione che era stata di suo padre Bettino.
Anche il mondo dello spettacolo e dello sport contribuisce al mosaico della memoria. Iva Zanicchi, Al Bano e Cristina D’Avena affidano a tre videomessaggi ricordi legati alla televisione, all’amicizia e alla vita privata. Il Milan lo ricorda come «un nome per sempre parte della nostra storia», mentre il Monza gli dedica un semplice «grazie presidente».
A novant’anni dalla nascita, dunque, il racconto di Berlusconi passa ancora attraverso immagini, slogan, aneddoti e parole d’ordine, tessendo il filo di una eredità che continua a incidere profondamente sulla quotidianità della politica italiana.
