In un dialogo di Platone, Ippia Maggiore, il filosofo dice che la bellezza è come un «poter-fare», e la testimonianza migliore di questa verità è data dalla politica, dove si può avere il potere per fare cose belle, cioè buone. Ho iniziato così perché non vorrei tradire la mia storia, quella di un professore che ha studiato per quasi tutta la vita filosofia e ha cercato di insegnarla nel modo migliore ai suoi studenti, senza rinunciare a competenze amministrative cittadine. Essere responsabili della bellezza del mondo, che oltrepassa l’indifferenza, l’opportunismo: impegnarsi dove una cosa buona può essere fatta.
Perché non essere responsabili della propria città? Perché non impegnarsi per fare una cosa buona per Milano? Simplex sigillum veri. Tutto qui, questo è il motivo semplice per dire sì agli amici che mi hanno chiesto di preoccuparmi della nostra città e di candidarmi a sindaco di Milano. Amici che da anni lavorano con passione nell’associazionismo cittadino.
Ma ritorniamo a quel dialogo di Platone: non finisce dove ho finito io. Proprio perché dice che il potere della politica è bello perché si possono fare cose buone, quello stesso potere si può usare male e fare cose cattive. Per fare cose belle e buone ci vuole sapienza. Una sapienza amministrativa. Questa sapienza, comprovata da grande esperienza, è di Gabriele Albertini. Se c’è lui e solo con lui, potremmo fare cose belle e buone, insieme a una squadra di persone competenti.
Governare una città come Milano non è facile, ma non è inutile: l’urbanistica è messa male, la sicurezza latita, la casa per il suo prezzo espelle, la cultura ha bisogno di energia, il traffico dite voi. La città vive come se non fosse mai finito l’Expo: un’incessante esposizione, e l’abitare a Milano non è più un dono.
Ultima considerazione ma non suggerita dal dialogo di Platone. Se si consolida la collaborazione con l’onorevole Albertini, questa candidatura deve essere intesa come una proposta alla politica liberale e popolare (ai quattro partiti di coalizione del centro destra) per un percorso da condividere.
