I democratici spiazzati si dividono ancora I renziani: niente giochini

Il Pd accusa il Pdl di essere irresponsabile ed è tentato da una nuova maggioranza. Ma gli uomini del sindaco vogliono le urne subito

I democratici spiazzati si dividono ancora I renziani: niente giochini

Enrico Letta e il segretario democratico Guglielmo Epifani contavano di guidare il gioco per andare al voto da una posizione di forza, attribuendo al Cavaliere la colpa del tracollo. Ma ora che il centrodestra li ha anticipati, ponendo in primo piano la protesta contro l'aumento dell'Iva, tutto appare più difficile. Quando la bomba è scoppiata il premier stava ultimando il suo discorso per l'appuntamento di martedì alle Camere sulla fiducia: sarebbe andato giù duro nel dire che le questioni di giustizia del Cavaliere devono rimane separate dalla sorte del governo. Invece, adesso è lui a dover fare la contromossa.

Per Epifani il ritiro dei ministri del Pdl «rafforza l'esigenza che Letta vada in Parlamento e illustri cosa è stato fatto per il Paese». Il segretario Pd accusa Berlusconi di «rovesciare la realtà», aprendo «una crisi al buio» che provoca un «ritorno della instabilità» nel Paese. Parla di «ulteriore azione di sfascio per l'azione del governo» e di irresponsabilità salita «a livelli non razionalmente valutabili». Poi avverte che cambiare la legge elettorale prima di tornare alle urne «è un passaggio obbligato», ma «non sarà facile trovare una maggioranza per farlo». Sembra più ottimista il viceministro dell'Economia, Stefano Fassina: «Dobbiamo approvare la legge di Stabilità e la legge elettorale. Non si andrà ad elezioni perché troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che c'è una maggioranza in grado di evitarlo».

Oggi è atteso un intervento di Matteo Renzi, ma i suoi fedelissimi già chiariscono che non accetteranno «governicchi scilipoteschi di destra o di sinistra» e si augurano che «il trasformismo parlamentare non sia nel Dna del Pd». Lo spiega Antonio Funiciello della segreteria Pd, renziano doc: «Napolitano non è Scalfaro - aggiunge- che si è inventato un partito in parlamento. No a nuovi Udeur e a operazioni come quella del 1998. Si faccia la legge di Stabilità e la riforma del Porcellum e si vada al voto a febbraio». Anche Paolo Gentiloni mette in guardia dalla tentazione di nuove «maggioranze scilipotiche», sicuro che «solo da un'alternativa può venire stabilità».
Per il resto, è tutto un coro di accuse ai ministri Pdl di comportamento «irresponsabile e pericoloso», come dice il capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Che su Twitter scrive: «Pdl non riesce a mettere interesse dell'Italia prima delle questioni personali del suo capo». Stesse parole di Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato.

Di decisione «eversiva» parla Cesare Damiano. Per il candidato alla segreteria Gianni Cuperlo, le dimissioni dei ministri Pdl sono «gravi per il modo in cui vengono motivate, visto che non c'è nessun ultimatum da parte del premier ma solo la consapevolezza responsabile che il suo esecutivo non può andare avanti di fronte ai ricatti del Pdl per le vicende personali di Berlusconi». E Francesco Boccia insiste: «Il mancato blocco dell'aumento dell'Iva ha una sola e unica responsabilità: la decisione dei parlamentari Pdl di dimettersi, rendendo impossibile l'eventuale conversione del decreto». Davide Zoggia accusa: «L'escalation del Pdl non per questioni legate all'azione di governo ma legate alle vicende di Berlusconi è inqualificabile».