I deputati si ribellano a Grillo e lo zittiscono sullo «ius soli»

I deputati si ribellano a Grillo e lo zittiscono sullo «ius soli»

RomaSi accapiglia «con il nipote». Ma in risposta gli arrivano una valanga di «razzista». Non per gli attacchi a Enrico Letta, da lui ribattezzato Capitan Findus, ma per una presa di posizione che la sinistra ha già bollato come «di estrema destra». E così Grillo, lo sponsor di Stefano Rodotà al Colle, ieri si è ritrovato «più reazionario di la Russa». Ha parlato di tutto ieri, il leader del Movimento cinque stelle: di Capitan Letta Findus, della «cresta» sui rimborsi dei suoi deputati, di Berlusconi e della sua ineleggibilità. Ma soprattutto ha indignato la sinistra con uno scetticismo di ghiaccio sulla cittadinanza per nascita (ius soli) ai figli degli immigrati. «In Europa non è presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate», ha scritto sul blog. Solo un referendum potrebbe eventualmente decidere su questa materia: «Una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del Paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari. Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionferà (ma sempre a spese degli italiani) non è chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano». E comunque, «ancor prima del referendum, dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della Ue. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa». Poche ore e un suo deputato lo contraddice: «Grillo non è un parlamentare. Io sono favorevole allo ius soli», dice Alessandro Di Battista. Qualche ora ancora, e arriva un comunicato dall'ufficio stampa Cinque Stelle: «Dichiarazioni Di Battista estorte e travisate: ennesima trappola dei media».
Fumantino ieri, Grillo. Il giorno prima aveva chiesto ai suoi di parlare di più con i cronisti, ieri li ha sbranati: «State molto attenti (giornalisti, ndr) a fare dossier su famiglie e mogli, attenti perché noi faremo altrettanto. Non è un consiglio, è proprio una minaccia». La luna storta si riflette anche sulla gestione della spinosa questione delle «creste» ai rimborsi di palazzo: la diaria (per le spese romane) «chi vuole restituirla, la restituirà, chi no, si prenderà le sue responsabilità. Io sono abituato che se firmo» un accordo «e mi impegno, lo porto a termine, altrimenti vado da un'altra parte», ha chiarito quindi, uscendo dall'hotel Forum a Roma, dove ha raggiunto il candidato sindaco Marcello de Vito. La questione non è ancora stata risolta: alcuni grillini sostengono di non aver mai firmato nessun patto della diaria.
Ma è poi su Letta che si è scatena la furia di Grillo: «Per 20 anni ha fatto il nipote di suo zio, che ne devo pensare di uno come lui?». Ribatte il premier: «Io toglierò lo stipendio ai ministri parlamentari, lui fatica a non far prendere la diaria intera ai suoi parlamentari che si ribellano». Punto nel vivo, Grillo risponde a fuoco: «Letta è un mantenuto dalla politica, non accetto lezioni di morale». Ancora Letta: «Se Grillo usa insulta personali significa che non ha altri argomenti. Mentre lui insulta io continuo a occuparmi del problemi del Paese».
Ma non finisce qui. Il comico ha sparato sul governo anche per il programma, riesumando una parola che pure Rodotà gli aveva criticato, quando Napolitano fu rieletto: «C'è stato un golpe, un colpo di Stato. Ci hanno messo in un angolo, si sono riuniti in quattro in una notte a fare verifiche: questa è la continuazione dell'agenda Monti».
Letta, dalla conferenza stampa con Martin Schultz: la parola colpo di Stato è «totalmente inaccettabile». Grillo «si ricordi che quando ha usato questa parola, una giornalista cilena gli ha spiegato che cosa è veramente un colpo di Stato, facendogli fare una figuraccia».

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