"I gay? Sono contro natura". Bufera su Delon omofobo

Durante una trasmissione tv il divo scatena le reazioni in diretta degli spettatori. E qualcuno ricorda il suo intimissimo rapporto con il regista Luchino Visconti...

"I gay? Sono contro natura". Bufera su Delon omofobo

Ha provato a fare marcia indietro, complici l'occhiata della figlia Anouchka e l'avvertimento della conduttrice - «quello che avete detto ha infiammato Twitter» - ma la bomba era ormai innescata. E chi di spada ferisce...Lui, Alain Delon, «il» bello del grande schermo, ribelle nel cinema e ancor più nella vita, agita le mani, fatica a trovare le parole, ma poi non lascia dubbi ad ammiratori e detrattori, mentre tiene la scena nel programma «C à vous», France 5, dall'alto di quei 78 anni da stropicciarsi gli occhi: «Non ho nulla contro i gay che si mettono insieme, ma è contro natura». «Siamo nati per amare una donna, per corteggiarla. Non per rimorchiare un uomo e farsi sedurre da lui». Poi un remake banale quanto efficace di un concetto già espresso in una precedente intervista a Le Figaro, un mix di nostalgia e machismo: «Non ci sono più uomini perché le donne sono diventate uomini. Non c'è più differenza, mi dispiace dirlo». Infine la rievocazione dei suoi anni in marina, quando si arruolò in un battaglione di paracudisti e finì in Indocina a diciassette anni e in piena guerra: «Tutto quello che sono e che sono diventato dopo lo devo all'Arma. Lì ho imparato la disciplina, il rispetto, la considerazione, tutte cose che non si apprendono più adesso».
Fa il tradizionalista Delon, ma la lezione più dura, dopo l'Indocina, rischia di incassarla dal mondo omosessuale, inorgoglito dalla storica introduzione dei matrimoni e delle adozioni per le coppie gay nell'era della gauche di François Hollande. Il ribelle che da bambino, figlio di genitori divorziati, passò di colleggio in collegio per il suo caratterino, il militare che anche sotto le armi scontò undici mesi di prigione per «indisciplina», il padre accusato dal figlio Fabian di essere un «violento», addirittura un «crudele» che lo picchiava e gli ha «reso la vita un inferno», il padre che ha visto l'altro figlio Alain Fabien finire in una clinica di disintossicazione per droga e poi incriminato per una rissa finita con un ferito grave nella villa di famiglia a Ginevra, quello stesso Delon ora rischia di pagare cara l'indisciplina verbale che lo ha già incasellato nel lungo elenco degli «omofobi». A nulla è servita la sua zoppicante tentata rettifica: «Che si sposino fra loro, me ne frego completamente - ha detto tentando, malamente, di recuperare terreno - Quello che non voglio è che possano adottare bambini». La vendetta è partita in Rete, con esplicite insinuazioni sul passato del divo, amatore indefesso quanto ambiguo. «Forse ha trovato la strada della redenzione», scrive qualcuno. «Il suo discorso deve far ridere chi lo ha conosciuto davvero», insiste qualcun altro. Il riferimento è al passato turbolento ed estremo del tombeur de femmes per eccellenza, a quelle voci sul suo rapporto ambiguo con Luchino Visconti, a quella volta in cui Giovanni Testori confessò di aver «rubato» Delon al maestro italiano per qualche ora. Allora il cinema sembrava una costola della vita reale, una giostra di eccessi e promiscuità. Che rischiò di schiantarsi sul cadavere, quello vero, della bodyguard di Delon (era il 1969), ucciso e poi gettato in un cassonetto in una storia condita di sesso, droga e un mucchio dei più noti vip francesi del tempo. Fu allora che «il» bello ammise in tv la cosa allora apparentemente più innocua, qualche «passata relazione omosessuale». Che ora si trova rinfacciata dalle vittime del suo attacco. Chi di spada ferisce...

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