Altro che Mago di Oz, come lo chiama Grillo: Conte è Silvan, sim sala bim, lui pensa una cosa e magicamente gli iscritti la votano. Mentalismo. Ma può essere anche fortuna, si capisce. Domani e domenica a Milano è in programma l’assemblea dei 5Stelle, Nova-parola all’Italia, ma gli italiani del Movimento, quelli a cui è stata data la parola e che in questi mesi hanno presentato migliaia di proposte, dovranno votarle online ad assemblea in corso quando Conte avrà già dato la linea: riarmo, rapporti con Stati Uniti e Cina, posizionamento in Europa e trovate varie al grido di «gra-tu-i-ta-men-te» che nel vocabolario di Conte significa 170 miliardi.
«Care iscritte, cari iscritti», c’è scritto nella mail, «è stato un percorso duro e impegnativo, oltre 17mila persone hanno partecipato agli incontri sui territori () Tutto è nato da una domanda: Cosa deve fare il governo della coalizione progressista nei prossimi 5 anni per migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani?». Deve fare, eventualmente (Dio non voglia), ciò che ha già deciso il capo.
Due anni fa, ad assemblea in corso, la magia è riuscita alla perfezione. Conte voleva eliminare la figura del garante, cioè Grillo, e gli iscritti l’hanno eliminato. Conte voleva togliere il limite dei due mandati e il limite, puff, è sparito. Volete il divieto totale di alleanza per il Movimento? Ha vinto il no. Avesse vinto il sì, addio ai sogni di gloria di tornare a Palazzo Chigi. Addio pure alla possibilità di governare un giorno con la Lega e l’indomani col Pd, oplà, trasformismo all’Arturo Brachetti il quale detiene il record mondiale per il cambio d’abito più veloce, meno di due secondi. A quell’assemblea è stata invitata Sahra Wagenknecht, leader rossobruna di con cui sta trattando l’estrema destra di Alternative für Deutschland per formare il governo in Sassonia-Anhalt. I suoi punti fermi erano e rimangono il contrasto all’immigrazione di massa, come Conte quando governava con Salvini, e la lotta agli estremismi green, quindi è contro la Bonellen&Fratoiannen alleata di Conte.
A Nova (in astronomia è un’enorme esplosione nucleare, forse quella che investirà il campo largo) sarà un’insalata nizzarda anti-sistema. Ci sarà quel gran genio di Varoufakis, ministro delle Finanze dell’altro genio, Tsipras, che ha distrutto la Grecia, ed è un peccato che non abbia pensato al Superbonus per risollevare i conti. Apriranno le danze Riccardo Ricciardi il quale, per infangare Israele, alla Camera ha detto che l’olocausto in passato l’ha fatto una democrazia, e in effetti Adolf era uno con cui si poteva dialogare; e poi ci sarà l’europarlamentare Pasquale Tridico, padre del reddito di cittadinanza che tolto ha moltiplicato i posti di lavoro. Dopo parlerà l’economista anti-riarmo e anti-capitalista James Galbraith, che riporta lo spirito di quando i grillini ora contiani insultavano gli imprenditori chiamandoli «prenditori». Irromperà il geologo Mario Tozzi fustigatore dei «climafreghisti» delle destre. Domenica parlerà lo storico dell’arte Tomaso Montanari che parla di tutto tranne d’arte, e con lui ci sarà Ginevra Bompiani, quella di «Hamas è un movimento di liberazione armata meno condannabile di Netanyahu». Presente pure il senatore Scarpinato. A impreziosire la kermesse Francesca Albanese il cui mandato all’Onu scade tra pochi mesi e tra qualche mese ci saranno le elezioni in cui Conte vorrebbe infilarla per sottrarre voti pro-Pal ad Avs.
Ospite d’onore il Rasputin di Conte, Marco Travaglio, che sul Fatto - preoccupato - da giorni prova a ridimensionare l’eventuale ritorno di Grillo il quale, vedremo cosa decideranno i giudici, potrebbe riavere nome e simbolo del Movimento. Sono diversi gli ex grillini pronti a ritentare l’avventura (una quarantina quelli che ne stanno parlando), ed è automatico che qualcosa ruberebbero a Conte, già inchiodato all’11-12%. Grillo, nel podcast di Fedez che verrà trasmesso lunedì, ha cannoneggiato: «Il Movimento è in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli. Non hanno un’idea. È un movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente progressiva. Mi sento postumo di me stesso da vivo, perché tutte le cose che dicevo vent’anni fa devono ancora arrivare qua». Giuseppe Silvan intanto procede a colpi di mentalismo.
