Una standing ovation che già all’epoca aveva fatto discutere. Per tornare al momento in cui Sigfrido Ranucci è stato applaudito dall’Associazione nazionale magistrati bisogna fare un piccolo passo in dietro e uno sforzo mnemonico, anche se dimenticare quelle immagini sarebbe difficile per chiunque.
Era il 25 ottobre del 2025 quando il conduttore, che oggi si scopre essere un amico fraterno di Valter Lavitola (mandante della bomba), partecipò all’assemblea generale dell’Anm: «Credo che sia il più lungo applauso dedicato a un plurindagato da parte dei magistrati, visto le 220 e passa querele. Però ho la fedina penale pulita», aveva detto con fare ironico in quell’occasione Mr Report. Era stato invitato da Stefano Celli, esponente di spicco della corrente di sinistra Magistratura Democratica che ricopre il ruolo di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rimini. Ma, non contento dell’invito dell’epoca, Celli si sarebbe espresso anche nella chat dei componenti del comitato direttivo centrale dell’Anm (composto da 36 persone), invocando il concetto di garantismo e portando avanti una strenua difesa di Ranucci, giustificando anche la sua vicinanza a Lavitola e ricordando la centralità del conduttore nella vittoria del No al referendum. Ma non sarebbe il solo volto di Magistratura Democratica che ha spalleggiato la posizione di Celli scatenando il totale disappunto della corrente di Magistratura Indipendente così come di uno dei due indipendenti di Articolo 101, Andrea Reale, giudice della Corte d’Appello a Catania.
Ad attaccare Celli dopo le sue dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera è anche Natalia Ceccarelli (foto), consigliera presso la Corte d’Appello di Napoli, che sul suo profilo Facebook scrive: «Stefano Celli (Magistratura Democratica) ha rilasciato alla stampa una dichiarazione in merito alla vicenda Ranucci-Lavitola, che merita di essere analizzata parola per parola. Dice il nostro: «Nessun imbarazzo. C’era stato un attentato. Ranucci non è indagato e risulta che non sapesse del progetto di Lavitola. Non abbiamo fatto un reato né nulla di male. Se poi questo ha favorito il No e la difesa della Costituzione tanto meglio». Sorvolo sulla forma e vado alla sostanza. Ignora o mostra di ignorare il collega che talune scelte, col senno di poi, impongono una riflessione, non dico sulle responsabilità politiche (è chiedere troppo), ma sui parametri etico-culturali che le hanno ispirate».
La gran parte della magistratura che non fa dell’ideologia politica un mantra è stanca di essere accostata alle toghe ideologizzate, che sono di meno, ma fanno più rumore. Porre la legge come unico faro della propria azione, a tutela della terzietà della magistratura rispetto alle dinamiche partitiche è l’unica luce che la gran parte dei professionisti insegue. E certamente l’auto-accostamento di Ranucci a Falcone e Borsellino nel suo post su Facebook non è stato gradito da (quasi) nessuno. Ma nessuno se ne è pubblicamente discostato. Per questo servirebbe che si trovasse il coraggio per alzare la voce e far venire a galla le grandi divergenze interne. Altrimenti, se restano nella chat tra magistrati, ai cittadini rimarrà sempre impressa la sfilata di un giornalista d’inchiesta osannato dall’associazione dei magistrati.
E, allora, cancellare quel senso di sfiducia e di magistratura politicizzata diventa complicato anche per chi, in buona fede, cerca di raccontare agli italiani che i giudici non sono tutti uguali.
PaNa
GiuSor
