Roma Si ritrovano all’ora di cena nello stesso palco: Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Testaccio, città dell’Altra economia, festa di Alleanza Verdi e Sinistra, la gauche del campo larghissimo. I padroni di casa, Bonelli e Fratoianni, sono lì da qualche ora. Prime e seconde file attendono l’arrivo di «Elly» e «Giuseppe». Si palesa prima Elly, a pochi metri c’è Marta Bonafoni, la fedelissima della segreteria del Pd. Schlein viene accolta con i tappeti rossi dai due leader di Avs. I tre si appartano e poi si concedono per una foto con i cronisti. E Conte? Il leader del M5S è in leggero ritardo. «Sta arrivando». A sostenere l’avvocato del popolo in questa festa che ricorda le feste dell’Unità c’è Stefano Patuanelli, capogruppo al senato dei 5stelle. Pochi minuti e spunta Conte con la grisaglia d’ordinanza, senza cravatta però.
Eccoli, i quattro tenori del campo progressista. Ci sarà un annuncio? Forse, chissà. Di sicuro è una foto monca, perché non ci sono i centristi, i riformisti, i popolari. Per capirci, da queste parti non si fa vedere Matteo Renzi, leader di Italia viva.
Fratoianni apre così: «Siete tantissimi. Se vinciamo noi dal giorno dopo si cambia. C’è però un’assenza. Ciao Fabio Mussi, resterai sempre con noi». Il leader del M5S si muove già da premier: «Andando a Chigi» esordisce Conte. Si parte. Primo punto: le primarie. Bonelli: «Sbrigamose, perché quello che è successo in Germania deve portarci a un atto di responsabilità. Dobbiamo salvare l’Italia per salvare l’Europa. Io penso che il programma sia fondamentale. Come cambiamo la sanità pubblica? Nei prossimi giorni presenteremo insieme una proposta per ridurre l’energia». Resta sospesa la domanda. E le primarie e gli alleati più centristi? Fratoianni prende di mira la presidente del consiglio: «Giorgia Meloni dovrebbe dirci chiaramente quando andiamo a votare. Ciò detto c’è qualcosa che ci riguarda: se vinciamo che cosa cambia nella vita delle persone? Per cui diventa secondario il tema della leadership della coalizione. Noi prima di tutto abbiamo bisogno di ricostruire un patto di popolo». Anche Schlein rifugge sul tema caldo delle primarie: «Noi dopo vent’anni possiamo andare a vincere le elezioni. Prima il programma e poi decideremo sulle primarie». Ecco Conte, incalzato sul patto anti-Renzi che avrebbe ordito con Alessandro Onorato: «Io non ho fatto nessun patto. Il progetto deve essere solido, vincente e ci deve dare la garanzia di cambiare il Paese». E ancora Conte si auto elogia: «Il governo più progressista è stato il Conte 2». Nessun applauso dalla platea. E ancora Conte: «Non dimentichiamoci dell’immigrazione». La platea resta timida. E ancora una volta delle primarie non si sa nulla.
