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Villa Certosa, la bandana, i cactus e Tremonti

Grande due volte il Vaticano, il “buen retiro” del Cavaliere ha ospitato da Bush a Putin. Le piante, il vulcano e l’autoscontro

Svolta estetica: dalle bandane alle tuniche

«Ecco a voi... Il cervello di Tremonti!». Era l’estate del 2009 e Silvio Berlusconi intratteneva i suoi ospiti con l’immancabile giro turistico per Villa Certosa. Non una semplice residenza estiva (il «buen retiro», lo ribattezzò la stampa) ma una gigantesca tenuta di oltre cento ettari. Più del doppio della Città del Vaticano, ma senza chiese o aree per la preghiera. Anzi. L’intero complesso contava sette ville per oltre 120 stanze complessive, sette piscine, enormi giardini botanici e di erbe medicinali, frutteti, vigneti, laghetti artificiali e pure la grotta di Nettuno con accesso diretto al mare. Senza dimenticare l’anfiteatro, l’ormai mitico vulcano artificiale, l’eliporto e chissà cos’altro. Tra cui i cronisti che per circa un ventennio hanno presidiato il promontorio di Punta Lada ricordano il gigantesco farfallario, la pista di autoscontro fatta sistemare per i nipoti e il chiosco per i gelati in cui era il padrone di casa a servire personalmente il cono tricolore (fragola, crema, pistacchio). Ma quello di cui il Cavaliere era più orgoglioso erano gli oltre mille cactus di centinaia di specie diverse. Una passione che lo portò a visitare il famoso Jardín de Cactus delle Canarie. E che già due anni prima del noto show down del 2011 con il suo ministro dell’Economia lo aveva in qualche modo segnato. Tanto che accompagnando gli ospiti nella consueta visita alla Certosa di tanto in tanto si fermava a indicare un enorme cactus basso, schiacciato e contorto: «Il cervello di Tremonti».

Insomma, una piccola Disneyland. Che ha accompagnato Berlusconi dalla fine degli anni Ottanta fino al tramonto, che sarà davvero suggellato solo oggi con la riunione di famiglia organizzata a Villa Certosa in occasione di quelli che sarebbero stati i 90 anni del Cavaliere. Un cerchio che si chiude, visto che la tenuta è già stata venduta per circa 350 milioni di euro allo sceicco qatarino Al Thani. Un luogo che ha raccontato la storia d’Italia, sede di incontri diplomatici di alto livello come di banalissime riunioni di partito. Le seconde sono certamente meno note alle cronache e più gustose da raccontare. Perché quando Berlusconi si trasferiva sul golfo di Marinella lo inseguiva una folta pattuglia di peones, parlamentari delle seconde file che pur di essere a pochi passi dal leader erano disposti a scialacquare buona parte del loro stipendio per un bilocale che magari gli avrebbe concesso un invito a Villa Certosa. Berlusconi lo sapeva bene e se ne curava il giusto, soprattutto scavallata la prima decade degli anni Duemila, visto che fino al 2007 alle estati sarde era sempre presente mamma Rosa. Ne era così consapevole che quando in autunno o inverno voleva convocare qualche riunione particolarmente sensibile lo faceva proprio in Sardegna per scoraggiare i «questuanti». E per i giornalisti che si occupavano delle sue cose era una tragedia. Se Berlusconi non voleva che l’incontro trapelasse, chi era stato convocato non vedeva l’ora che la cosa uscisse sui giornali per dire «io c’ero». E una sparuta pattuglia di cronisti si ritrovava a dicembre o a febbraio in una Porto Rotondo che sembrava un set televisivo in dismissione.

Negli ultimi anni Villa Certosa è passata alle cronache per le compagnie femminile, in qualche modo anticipate nel 2008 dalle foto dell’allora premier ceco Mirek Topolánek, nudo a bordo piscina insieme ad alcune ragazze altrettanto svestite. L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiamò Berlusconi senza scomporsi ma per dirgli di rivedere i parametri di sicurezza: «Se possono scattare con un teleobiettivo, possono anche sparare con un fucile».

E a Villa Certosa sono stati ospiti tutti i leader mondiali dell’epoca. Da Vladimir Putin (con figli) a George W. Bush, passando per l’egiziano Hosni Mubarak e gli spagnoli José María Aznar e José Zapatero. Indimenticabile - anno 2004 - la passeggiata a Porto Cervo con l’allora primo ministro britannico Tony Blair, in cui Berlusconi per coprire le cicatrici di un trapianto di capelli indossò a favore di telecamere una bandana che aveva appena portato dalla Tunisia l’attuale vicepresidente del Senato Licia Ronzulli.