C’è un modo per mettere alla prova la collocazione politica di Roberto Vannacci: guardare da dove arrivano gli attacchi. In questi giorni il generale se ne trova addosso da entrambi i lati. Il primo arriva dal mondo militare. A Roma il Sindacato dei Militari ha presentato un esposto alla Procura chiedendo di verificare le posizioni di Futuro Nazionale e del suo leader: «Riprodurrebbe il metodo» fascista, spiega. Nel documento vengono richiamate dichiarazioni, scritti e alcuni punti del programma del movimento, fino al riferimento alla legge Scelba e alle norme che puniscono la riorganizzazione del disciolto partito fascista. La vicenda racconta già qualcosa dello scontro politico attorno a Vannacci. A muoversi è un’organizzazione sindacale che rappresenta personale delle Forze armate e delle forze di polizia a ordinamento militare. Il Sindacato dei militari nasce per occuparsi di diritti, non è un partito. Ma è curioso che a mettere sotto esame il progetto politico del generale sia proprio un soggetto che arriva dall’universo dal quale Vannacci proviene.
Il caso giudiziario è tutto da verificare. Quello politico, invece, è evidente. Perché mentre viene attaccato per le sue posizioni, Vannacci continua a rendere complicata anche la sua collocazione a destra. L’ultimo terreno di scontro è il riarmo. Il leader di Futuro Nazionale contesta la scelta del governo di destinare miliardi alla Difesa mentre gli italiani fanno i conti con il prezzo del carburante. L’Italia ha chiesto 8,9 miliardi di prestiti europei attraverso il programma Safe per finanziare nuovi investimenti militari. Per prorogare il taglio di 17 centesimi sul gasolio, invece, sono stati stanziati 130 milioni, soltanto fino al 5 settembre. La denuncia di Vannacci è che la sicurezza nazionale non possa essere ridotta a missili e droni. Ed è qui che incappa nel suo paradosso politico. Perché la tesi è difficilmente distinguibile da quella del campo largo. Quella sul riarmo e sulle condizioni di vita delle famiglie è una delle critiche più insistenti dell’opposizione all’esecutivo. Se Vannacci aspira a costruire uno spazio autonomo nel centrodestra, resta da spiegare perché, proprio sulla Difesa, finisca per utilizzare una delle argomentazioni preferite dai suoi avversari.
Mentre sul primo fronte sarà la magistratura a stabilire se nell’esposto ci siano elementi meritevoli di approfondimento, sul secondo sarà la politica a dover misurare la distanza o meno tra Futuro Nazionale e il centrodestra.
