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I Ranucci scatenati contro il Giornale. “Questa m... vi cadrà in testa”

Sigfrido e il figlio Giordano ci attaccano e passano alle intimidazioni: “Il male fatto tornerà”

Tutto in famiglia Sigfrido Ranucci con il figlio Giordano durante la presentazione di un libro

Sigfrido Ranucci ci avverte che si sta preparando una ritorsione contro il Giornale. Per le cose che abbiamo scritto sull’affare Lavitola-Ranucci. Forse è una cosa grave, no? Una minaccia esplicita, diretta. Non sappiamo se l’Ordine dei giornalisti vorrà intervenire. Oltretutto ieri alle minacce di Sigfrido - recapitate in forma privata tramite Whatsapp - si sono aggiunte quelle ancora più velenose di Giordano, che è il figlio di Ranucci, e che invece le ha rese pubbliche sui social. Giordano ce l’ha in particolare con la nostra giornalista Giulia Sorrentino, della quale scrive: «L’unico scandalo è che una come te possa considerarsi collega di mio padre». E dopo questo attacco va avanti con la sua prosa forbita e un po’ ottocentesca rivolta ai cronisti de Il Giornale: «State tranquilli che la merda che state sputando vi ricadrà ben presto in testa...». E ancora: «Sono anni che non viviamo più, mia sorella è ancora sotto shock perché una bomba è esplosa a 10 metri da lei e io mi devo sentire articoli di questo calibro su bossoli e proiettili ma non c’è il limite allo schifo che fate. Vi ripeto tutto questo vi tornerà indietro, dovessi combatterci tutta la vita. Vergogna».

Le minacce di Ranucci padre invece mi sono arrivate direttamente sul cellulare. Le cose sono andate così. Quando ieri mattina è arrivata la notizia dell’arresto di Lavitola, accusato di avere organizzato l’attentato a Sigfrido Ranucci, abbiamo pensato subito di dare la parola a Ranucci per spiegare il suo punto di vista su questa folle vicenda. Ci eravamo sentiti già qualche settimana fa, gli avevo chiesto un’intervista e lui mi aveva risposto: «Ora no, casomai tra qualche giorno». Ieri gli ho mandato un messaggio, semplice e persino amichevole: «Ciao Sigfrido. Ho fatto passare un po’ di tempo prima di disturbarti di nuovo. Riusciamo? Ti va?». Mi aspettavo una risposta beneducata. Non pensavo che l’arresto del suo amico faccendiere lo avesse turbato così tanto e reso nervoso. In fondo, che Lavitola sarebbe stato arrestato lo sapevano tutti. Anche lui. Invece Ranucci mi ha risposto con furia: «Ma mi stai prendendo in giro? Dopo 145 articoli in un mese. Ho solo raccolto il dolore di tutte le persone care a fianco a me. Ma il male che avete fatto tornerà».

Io penso che gli sarebbe piaciuto poter cogliere l’offerta generosa del Giornale per raccontare la sua verità su tutto quanto è stato detto e scritto in questi mesi su di lui. Forse però questa sua verità non esiste, e così per rispondere si è limitato a riprendere la sostanza degli articoli usciti ieri mattina sul Fatto. Del resto non è un mistero che Travaglio sia il suo principale ispiratore e maestro. Però c’è una cosa, nella sua risposta, sulla quale non si può sorvolare. Sono quelle sei parole con le quali conclude il suo messaggio, perché son parole che fanno gelare il sangue: «Il male che avete fatto tornerà». Non c’è molta possibilità di interpretare questa frase. Una minaccia esplicita. Ranucci ci avverte che si vendicherà, che opererà delle ritorsioni contro di noi. Non sappiamo di che tipo, ma non c’è da stare tranquilli. È vero che ora Lavitola, amico fraterno di Sigfrido, è in carcere e non può fare del male a nessuno. Ma Ranucci è potente, ha molti amici e molti di questi amici sono piuttosto potenti. Comunque dopo avere preso atto delle minacce che mi vengono da un giornalista Rai, e che vengono soprattutto al Giornale, ho risposto a Ranucci mandandogli un breve whatsapp: «Non mi pare che tu sia mai stato tenero con gli editori del giornale per cui scrivo, ma ciò non toglie che ti avrei voluto dare la possibilità di dire ciò che volevi dire nella massima libertà». Ho spedito questo messaggio e ho visto subito che Ranucci mi stava rispondendo. Sono comparsi i celebri tre pallini che danzano sotto il mio messaggio. Poi dopo qualche minuto sono spariti. Evidentemente Ranucci ha rinunciato a rispondermi. E bisogna capirlo. È probabile che non abbia trovato nessun argomento. La discussione si è chiusa così. Le minacce però restano. Ma non è che ci facciano tanta paura. Solo che non rendono onore a Ranucci, e continuano a riempire di fango i suoi redattori, che, in grande maggioranza, non hanno nessuna colpa.

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