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I “signor No” di professione

Il loro programma è scritto con l’inchiostro dell’ossessione, un dizionario dove ogni parola è il contrario di quelle dette dalla Meloni

Il Nazareno in allarme per la sfida con Conte. "Segretaria, se alle primarie non stravinci..."

C’era una volta una sinistra che voleva cambiare il mondo, ma che oggi è prigioniera del suo stesso sortilegio. Ogni mattina, i progressisti davanti al loro cristallo magico chiedono: «Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più nemica del reame?». E dallo specchio, puntuale, appare sempre il volto di Giorgia Meloni.

È un incantesimo di dipendenza. Se la premier sussurra «taglio del bollo auto», la sinistra invoca la patrimoniale. Se il governo riapre al nucleare dopo quarant’anni di no ideologici, loro scelgono il Medioevo e il luddismo energetico. Sono diventati l’ombra di un corpo che non gli appartiene, satelliti ipnotizzati in orbita attorno al sole altrui.

Ma è in politica estera che il sortilegio diventa farsa: le piazze arcobaleno inneggiano a regimi che fanno dell’omosessualità un reato capitale, stringendo mani che calpestano i diritti, mentre lanciano strali contro l’unica democrazia liberale in Medio Oriente che quei diritti li tutela. Un antifascismo da salotto che strizza l’occhio ai peggiori autoritarismi pur di non ammettere che il mondo ha smesso di seguire il loro copione.

Il loro programma è scritto con l’inchiostro dell’ossessione, un dizionario dove ogni parola è il contrario di quelle dette dalla Meloni. E in vista delle prossime primarie, visto che l’accordo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte appare impossibile, la soluzione è sotto gli occhi di tutti: converrebbe candidare direttamente Giorgia Meloni. Basterebbe, per una volta, invertire la scheda e votare «no» alla sua leadership per avere, finalmente, un leader unitario. L’unico capace, paradossalmente, di mettere tutti d’accordo nell’odio.

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