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I trucchetti su Wikipedia per incolpare La Russa

Il presidente del Senato: “Mentre arrivò la drammatica notizia eravamo dal prefetto”

Il presidente del Senato Ignazio La Russa durante il voto del disegno di legge sulla Riforma elettorale, Roma, 15 Settembre 2026. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La sinistra ha il vizio di riscrivere la storia. Michela Ponzani, su La7, ha tirato in ballo il presidente del Senato Ignazio La Russa in relazione al «giovedì nero» di Milano. Una giornata tragica, nel 1973, quando una bomba a mano uccise Antonio Marino, 22enne agente di polizia. Se ai tempi fosse esistita la legislazione attuale - ha detto la storica - «probabilmente noi oggi non avremmo un presidente del Senato». Una balla in piena regola. Gli atti giudiziari esclusero qualsiasi responsabilità di La Russa, ai tempi giovane dirigente del Fdg. Persino il reato di «manifestazione non autorizzata» non venne contestato a La Russa per quella giornata. A questo punto, la seconda carica dello Stato annuncia una querela verso la Ponzani ma la sinistra fa da scudo alla «sua» intellettuale. Il Pd e i 5S procedono all’unisono: «Ritiri l’atto giudiziario». L’esponente di Fdi si dice disponibile a patto che dalla storica arrivino delle «scuse», che però non vengono recapitate. Ma questa è solo la faccia politico-televisiva della vicenda. Ce n’è un’altra, infatti, che si è consumata sul web. Per avvalorare la tesi secondo cui La Russa, da giovane, avrebbe avuto un ruolo chiave durante il «giovedì nero», qualcuno inizia a modificare Wikipedia, che com’è noto è un’enciclopedia libera. Viene creata la pagina di Antonio Marino, che spunta il 23 ottobre. Tra le info, si legge che Ignazio e Romano La Russa «sarebbero stati a conoscenza del porto delle bombe nel corteo». Non solo, qualcuno scrive che «Loi e Murelli (i due riconosciuti colpevoli, ndr) accusarono anche i fratelli La Russa». Lo stesso presidente del Senato, in un video, racconta gli eventi: «Decidemmo di andare dal prefetto per convincerlo a revocare il divieto del comizio proprio per timore degli incidenti, venimmo seguiti dalla polizia in borghese. Ci recammo in corso Monforte in delegazione e arrivò al prefetto una drammatica telefonata...voi capite il dramma che questo significava per il Msi, un partito d’ordine». Esistono anche le foto che immortalano i missini, scortati dai poliziotti, verso la prefettura. Un effetto viene comunque generato. Alcuni utenti, su «X», domandano a Grok, l’intelligenza artificiale, quale funzione abbia svolto l’attuale esponente di Fdi ai tempi. E chi cita Grok? Wikipedia, appena modificata ad hoc. «Rivendico però il diritto di esaminare e ricordare il ruolo politico che ebbe nella destra milanese», ha scritto sul Domani la Ponzani, sempre su La Russa. «Perché la storia non coincide con il casellario giudiziale». Ma se il casellario giudiziale è pulito, perché mai «noi oggi non avremmo un presidente del Senato?», come ha sostenuto?. Non è chiaro, non c’è logica. A meno che la Ponzani, come altri, soffra perché un post-missino siede su quello scranno. Allora la spiegazione di questa storia diventa semplice.