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Idee, battute, ricordi: lo spirito del Cav aleggia nel Paese

Non c’è argomento o tema politico su cui non emerga il suo punto di vista visionario

Fininvest aumenta il dividendo a 150 milioni: più risorse agli eredi Berlusconi mentre Marina rilancia la sfida europea

Al tavolino di un caffè a piazza in Lucina, nel pieno centro di Roma, Claudio Lotito, presidente della Lazio, svela uno dei tanti misteri nascosti della vita di Silvio Berlusconi: «La Lazio me l’ha fatta acquistare lui. Quando gli chiesi perché dovevo farlo mi rispose: Perché il calcio e il tifo pongono pure problemi di ordine pubblico. Dai provaci. Chiama Marinella (la segretaria storica del Cav, ndr) che ti diamo una mano noi. Silvio era generoso. Ora lo rimpiangono tutti. Pensi che oggi vogliono farmi vendere la squadra per trecento milioni quando con il nuovo stadio vale un miliardo. Ma hanno sbagliato i calcoli: pensavano di prendere una vacca per le zizze e, invece, hanno preso un toro infuriato per le palle».

Altra scena di ieri mattina. A casa Meloni il vertice dei centro-destra si confronta sul candidato per il Comune di Milano. A Montecitorio seduto su una poltrona Riccardo De Corato affronta la questione con il refrain del «quando c’era lui». «Certo che c’è rimpianto - confida - le due volte che siamo riusciti a strappare Palazzo Marino alla sinistra il candidato lo ha scelto lui. Era pragmatico e il sindaco si sceglieva a Milano. Ora invece succede di tutto e si sceglie a Roma».

A ogni angolo del Palazzo, su ogni argomento si tratti della Lazio, del Comune di Milano o d’altro, riaffiora un ricordo del Cav. L’immagine rischia di essere retorica, di prestare il fianco all’ironia ma la figura di Silvio Berlusconi aleggia nel giorno del suo novantesimo compleanno. Con una vena di rimpianto. Oggi a villa Certosa si festeggia, l’ultimo evento di famiglia prima che lo sceicco Al Thani prenda possesso della dimora amata dal Cav. Ci sarà la primogenita Marina Berlusconi, custode dell’ortodossia culturale berlusconiana (stile liberale con una punta di solidarismo) e l’ultimogenito Luigi, sobrio, defilato, che ha ereditato dal padre lo spirito «visionario». E poi gli altri attori dell’intimità del Cav.

L’atmosfera è cambiata su una figura che per trent’anni ha diviso l’Italia. Tutti, o quasi, negli anni gli hanno reso un tributo postumo. Non solo i compagni di strada come Matteo Salvini che riconosce: «Silvio ci manchi proprio». Pure lo sfidante di una vita, Romano Prodi, ne ha riconosciuto «il sostegno alla causa europeista». Bersani ha coniato addirittura un complimento: «una persona non riproducibile». Persino Conte ha riconosciuto «la sua capacità seduttiva e di comunicazione». Mentre Matteo Renzi non ha risparmiato un paragone crudo con il presente: «Se rimpiango Berlusconi? Vedendo la Meloni tutta la vita».

Il Cav è guardato con occhio diverso pure dai suo detrattori, quelli che lo hanno perseguitato per una vita. Nino Rizzo Nervo capo riconosciuto della Rai che guarda a sinistra oggi ammette: «Berlusconi di televisione ne capiva e la Rai non l’ha mai distrutta anche per il suo tornaconto». E in fondo il Cav per motivi diversi manca pure agli irriducibili, quelli che hanno investito sull’anti-berlusconismo. Lo tirano ancora in ballo sulla mafia ricorrendo alle dichiarazioni di un pentito come il famigerato Brusca a cui è tornata la memoria quarant’anni dopo. Roba da non credere.

La verità è che il fantasma del Cav si aggira ancora nei Palazzi della politica ma è fallita l’operazione di chi voleva consegnarlo ad una sorta di «damnatio memoriae». Oggi attraversando il Transatlantico da un capo all’altro si è testimoni di una sottile nostalgia. Complice il riflesso comune di chi preferisce sempre il passato al presente, ma non solo. In mezzo al Transatlantico il forzista ligure Roberto Bagnasco esclama: «Ad ogni angolo c’è il rimpianto per Silvio, ma non c’è per Forza Italia». Poco più in là, invece, il piddino Toni Ricciardi confida: «Ciò che criticavamo del Cav oggi sarebbe oro colato». Con gli anni la faziosità della Cronaca lascia il campo all’imparzialità della Storia.