Il sentiment è un termometro, tempestivo e affidabile, per comprendere la direzione che imbocca ogni volta l’umore degli italiani. E nessuno più di Beppe Grillo lo sa per aver cavalcato la rabbia e la sfiducia della rete fino a scalare in pochi anni il Palazzo. Per aprirlo come una scatoletta di tonno. Solo che quel tempo in cui gli bastava pubblicare qualsiasi cosa sui social per scatenare una tempesta di commenti, like e genuflessioni digitali è oramai finito. Il tempo del grillismo iniettato a dosi massicce nei nostri feed difficilmente potrà tornare, nonostante gli sforzi di Giuseppe Conte di riconquistare la visibilità perduta. Oggi, invece Grillo e Conte sembrano accomunati dalla stessa difficoltà: vincere il rumore di fondo per farsi largo nelle bolle della rete.L’ascolto e l’attenzione degli inizi sono solo un vago ricordo. Del resto, è sufficiente dare uno sguardo ai dati del post pubblicato ieri da Grillo per rendersi conto di questa inarrestabile discesa agli inferi. «Il MoVimento 5 Stelle – scrive il co-fondatore - ha perso la sua identità e, soprattutto, quella diversità. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone». Un attacco virulento alla credibilità del successore e della politica in generale, che un tempo avrebbe conquistato orde di interazioni, migliaia di visualizzazioni e di mi piace, oggi invece deve accontentarsi delle briciole: 350 like su X, dove registra una perdita di 300 follower, meno di mille su Instagram e 4.600 su Facebook dove conta 1.6 milioni di follower. Per la verità, neanche la rete, oltre che i social, si è infiammati per la querelle tra i due, infatti, a parte le interazioni basse, poco più di 10 mila, la risposta più eclatante è arrivata dal sentiment: quello su Grillo è negativo al 98%, mentre su Conte gli utenti esprimono un sentiment negativo del 91,1%.
